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«Banche, i responsabili paghino ma no alla caccia alle streghe»

Un’operazione trasparenza. È a poco più di metà del suo intervento per la relazione annuale che il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, affila i concetti per rimarcare la necessità di alzare il velo sui responsabili dei dissesti bancari. «Per voltare pagina con la crisi occorre fare luce su tutti gli aspetti meritevoli di inchieste», rimarca il numero uno dell’Associazione bancaria. Fatta la premessa che l’Abi non è una «corporazione» Patuelli inizia l’affondo, poggiandolo sulla «indignazione per diversi elementi emersi sulle banche che sono andate in crisi e attendiamo gli esiti dei processi». La richiesta di maggiore «trasparenza» serve a teorizzare «un maggiore clima di fiducia». Un fattore chiave per traghettare il sistema bancario fuori dalla crisi e dagli innumerevoli danni reputazionali che lo hanno colpito. Per questo Patuelli fa appello a categorie come l’etica, l’intransigenza morale e l’impegno, per poi aggiungere: «Attendiamo gli esiti dei processi verso ogni tipologia di esponenti aziendali e verso le possibili connivenze con i clienti. Debbono essere tempestivamente accertati e perseguiti tutti responsabili delle crisi bancarie, senza clima da caccia alle streghe». Parole che intercettano il plauso dei sindacati bancari. «Per la prima volta un presidente si indigna per gli scandali e per le cattive gestioni, chiedendo a gran voce processi e procedimenti giudiziari», sottolinea Lando Maria Sileoni, segretario generale Fabi.

Dall’analisi di Patuelli emerge la percezione di una nuova stagione sul versante bancario europeo, «si discute apertamente di ipotesi di bad bank europea, mentre sui crediti deteriorati vi sono meno dogmi e più pragmatiche linee guida». Sul fronte dell’Unione bancaria il presidente dell’Abi chiede una revisione per «correggere strutturalmente i processi decisionali europei, le inammissibili e incostituzionali retroattività, le forzature come le svalutazioni imposte alle 4 banche oggetto di risoluzione». Nella relazione viene, infine, ricordato che «nel 2016 gli sportelli in Italia si sono ridotti di 1.231 unità» e che nel 2018 le aggregazioni del settore porteranno a quota 115 il numero dei gruppi bancari.

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