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Banche, Regioni senza maxi Irap

Doccia fredda in arrivo per le Regioni che nel 2002 hanno applicato alle banche un’Irap “maggiorata”. Le Regioni che hanno deliberato nel 2002 un’imposta regionale sulle attività produttive superiore al 4,75% dovranno, infatti, restituire l’eccedenza perché illegittima. È quanto ha deciso la Corte costituzionale che, con la sentenza 177/2014 depositata in cancelleria il 18 giugno, ha tolto dall’ordinamento l’articolo 1, comma 5, legge regionale della Lombardia 18 dicembre 2001 n. 27 (Finanziaria per il 2002), aprendo le porte al rimborso per i giudizi in corso anche con riferimento ad altre leggi regionali dello stesso tenore (Lazio e Marche ad esempio).
La legge regionale lombarda prevedeva, a decorrere dal 2002, che i soggetti di cui agli articoli 6 e 7 del decreto Irap (Dlgs 446/97), vale a dire banche, società finanziarie e imprese di assicurazione, applicassero al valore della produzione netta l’aliquota del 5,75 per cento. Un istituto di credito ha però presentato istanza di rimborso per la differenza tra l’imposta calcolata con questa aliquota e quella ottenuta applicando l’aliquota ordinaria, vigente per tali soggetti, del 4,75 per cento.
La Commissione tributaria provinciale di Mantova, a cui la banca nel 2010 aveva proposto ricorso contro il silenzio rifiuto opposto dall’agenzia delle Entrate, ha sollevato (con ordinanza 22 maggio 2012) questione di legittimità costituzionale, osservando come l’articolo 45, comma 2 del Dlgs 446/1997 stabilisse, per il periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2002, l’aliquota del 4,75% e dall’esame della disciplina all’epoca vigente si ricavasse che la possibilità delle Regioni di aumentare l’aliquota potesse applicarsi solo dall’anno successivo. La Corte costituzionale ha accolto il ragionamento della Commissione mantovana, sostenendo che, se è vero che il comma 3, articolo 16 all’epoca vigente prevedeva che «a decorrere dal terzo anno successivo a quello di emanazione del presente decreto, le Regioni hanno facoltà di variare l’aliquota di cui al comma 1 fino ad un massimo di un punto percentuale», è altrettanto vero che «l’aliquota di cui al comma 1» era quella del 4,25%, per cui la facoltà di intervento regionale era limitata alle aliquote ordinarie e non a quelle transitoriamente già maggiorate dalla legge statale (peraltro espressamente fatte salve dallo stesso comma 1 attraverso il rinvio all’articolo 45). La Consulta boccia lo “ius variandi” regionale del 2002, ricordando che l’Irap rientra nella potestà legislativa dello Stato (sentenza 296/2003) con limitata facoltà regionale di intervento sull’aliquota, la quale non può contrastare con quanto previsto dalla legge istitutiva.
La maggiorazione transitoria settoriale è stata disposta dal legislatore avendo presente il mantenimento dell’originaria ripartizione del carico fiscale, obiettivo che va preservato.
Non è da escludere che vi siano altri contenziosi analoghi (non solo in Lombardia) ancora pendenti, attesa l’ampiezza del termine (decennale) per la presentazione del ricorso in caso di silenzio rifiuto dell’Agenzia verso l’istanza di rimborso, la quale poteva essere presentata entro 48 mesi dal versamento.

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