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Banche, pronti i rimborsi. Poi la riforma dell’Irpef: meno tasse sul ceto medio

ROMA Chiuso il capitolo del referendum sulle trivelle, ora il governo si concentrerà sulle misure per rilanciare la crescita dell’economia e il fattore fiducia, che ne costituisce il presupposto. Alcune misure sono urgenti, anzi sono in ritardo, come il decreto legge sui rimborsi agli obbligazionisti delle 4 banche fallite (Etruria, Marche, CariChieti e CariFerrara) che doveva essere emanato entro il 30 marzo. Altre potrebbero entrare nella prossima Finanziaria, come l’anticipazione di un anno della riforma dell’Irpef o altre misure: da un intervento sulle aliquote intermedie (27 % e 38%) al potenziamento degli assegni familiari dal secondo figlio in poi dal taglio strutturale dei contributi sul lavoro alla riduzione del prelievo sui fondi pensione.

Obbligazionisti

Dopo numerosi ripensamenti e un difficile negoziato con la commissione europea, l’esecutivo ha messo a punto un decreto legge per i rimborsi agli obbligazionisti che il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare non oggi, come si era ipotizzato, ma domani o comunque entro la settimana. Importanti le novità: il fondo per i rimborsi salirà dai 100 milioni di euro previsti finora a circa 300, sempre finanziato dal sistema bancario. Con una dote così sarà assicurato un rimborso totale alla stragrande maggioranza dei 10.559 risparmiatori che hanno acquistato direttamente le obbligazioni subordinate dalle quattro banche, tenendo conto che questi stessi titoli valevano complessivamente 339 milioni prima del fallimento. Inoltre, il rimborso sarà automatico per chi ha un reddito basso (si sta ragionando su un tetto di 21 mila euro annui) e ha investito poco nei bond. «In questi casi — spiega il viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti — c’è una presunzione legale di inadeguata informazione che fa scattare il rimborso automatico». Anche chi ha investito di più potrebbe chiedere il rimborso veloce se l’investimento in rapporto alla ricchezza familiare (Isee) è contenuto. Considerando che 8.065 risparmiatori hanno messo meno del 30% dei loro investimenti in obbligazioni subordinate, la gran parte potrebbe quindi contare su un rimborso automatico e pieno. Gli altri dovrebbero rivolgersi, come previsto dalla legge di Stabilità, all’arbitrato coordinato dall’Autorità anticorruzione, che valuterà caso per caso. Il risarcimento dovrebbe comunque avere un tetto di 100 mila euro e quindi chi avesse obbligazioni per una somma maggiore, per il rimborso integrale, dovrebbe rivolgersi al giudice e provare di essere stato truffato.

Recupero sofferenze

Nel decreto legge entrerà anche un pacchetto di norme per velocizzare il recupero dei crediti vantati dalle banche, tenuto conto che le «sofferenze», cioè i crediti di difficile riscossione ammontano a ben 200 miliardi di euro. Alcune norme verranno stralciate dalla delega sul processo civile in discussione al Senato. Per esempio, a chiedere la dichiarazione di fallimento potranno essere i sindaci e i revisori delle società. Arriveranno procedure più veloci per i pignoramenti; nelle cause con giudice unico si utilizzerà il rito sommario e verrà allargata la competenza dei tribunali delle imprese.

Contratti e famiglie

Il governo passerà poi ai provvedimenti per spostare il baricentro della contrattazione in azienda. E al fisco per far pagare meno tasse alle famiglie, come annunciato da Renzi. Di qui l’ipotesi che la manovra di alleggerimento dell’Irpef, prevista per il 2018, possa essere anticipata al 2017. Il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, dice che l’obiettivo è «ridurre l’aliquota effettiva sui redditi bassi e poi correggere la struttura del prelievo che oggi penalizza chi supera un reddito lordo annuo di 28 mila euro e salta da un’aliquota del 27% a una del 38%». Ridurre questo salto aiuterebbe il ceto medio tartassato di cui ha parlato Renzi. Ma ci sono anche altre ipotesi: dal potenziamento degli assegni familiari dal secondo figlio (lo chiede Area popolare) al taglio dei contributi sul lavoro alla riduzione del prelievo sui fondi pensione. La priorità del governo resta trovare intanto i 15 miliardi per evitare che dal 2017 scattino le clausole di salvaguardia, cioè l’aumento dell’Iva.

Enrico Marro

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