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Banche, pronta un’altra stretta Cambiano le regole per i «big»

C’è ancora tempo perché entrino in vigore, ma quando si parla di requisiti di capitale per le banche, il mercato si affretta a chiederne l’applicazione al di là dei termini previsti. Lo si sta vedendo con i parametri di adeguatezza patrimoniale fissati da Basilea 3 che dovrebbero entrare a regime nel 2019 ma che il sentimento degli investitori, complice anche la verifica della Bce, ha già di fatto reso operativi. Le novità in arrivo riguardano, comunque, solo alcune banche, le più grandi, ricomprese nel gruppo delle too big to fail , quelle cioè troppo grandi per fallire. Quelle le cui difficoltà, se non si pianificano per tempo le soluzioni, sono in grado di scardinare il sistema creditizio internazionale. Così come è avvenuto nel 2008 con il crack Lehman. Sono in tutto 30 e fra queste solo una, Unicredito, è italiana. 
Ebbene per questo ristretto numero di grandi, il Financial Stability Board, l’organismo chiamato dal G20, dopo lo scoppio della crisi, a rivedere l’intera regolamentazione finanziaria, proporrà al vertice dei capi di Stato e di governo che si riunirà a fine settimana a Brisbane in Australia, di rendere ancora più stringenti i requisiti patrimoniali. Dovranno cioè avere più capitale delle altre banche vista la maggiore responsabilità che hanno nel mantenimento della stabilità finanziaria.
La proposta , in attesa del via libera del G20, è stata già messa in consultazione fino al 5 febbraio e secondo i responsabili dell’Fsb, dovrebbe entrare a regime nel 2019 come Basilea 3, di cui rappresenta una sorta di aggiunta, una Basilea 4 per i grandi gruppi. Per essi viene coniato un nuovo parametro di adeguatezza, il TLAC ( total loss absorbing capacity ) equivalente al 16-20% dei loro asset ponderati per il rischio e almeno al doppio del tier 1 previsto da Basilea 3 (6%), che dovrà in grande sostanza esplicarsi nell’emissione di strumenti finanziari da poter svalutare o convertire in azioni nel caso di una crisi. Le infrazioni, dice Fsb, sarebbero sanzionate con il taglio dei dividendi e dei bonus. Secondo gli analisti di Citicorp le nuove regole potrebbero costare alle banche europee fino al 3% dei loro utili fino al 2016.

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