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«Banche popolari, la riforma non viola il diritto europeo»

Per capire se per Banca Popolare di Sondrio sia davvero suonata la campanella dell’ultimo giro, prima della trasformazione in Spa, servirà attendere ancora qualche tempo.

Di certo ieri da Bruxelles è arrivato un pesante avvertimento indirizzato alla banca valtellinese, unica banca – assieme a Banca Popolare di Bari – che ha evitato l’addio al modello popolare. Il parere che arriva dall’Avvocatura generale della Corte di Giustizia Ue è chiaro. E, benché non vincolante, è destinato a orientare il verdetto della Corte con un’indicazione netta: le norme italiane del 2015 sulle banche popolari non violano il diritto dell’Unione. A dirlo è l’avvocato generale Gerard Hogan che si è espresso così sul caso originato dall’impugnazione da parte di alcuni soci di banche popolari, Adusbef e Federconsumatori presso il Tar Lazio e poi davanti al Consiglio di Stato (che ha rimandato il caso alla Corte Ue) della circolare della Banca d’Italia che attuava il dl sulle misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti. I ricorrenti mettono in discussione la compatibilità della normativa nazionale italiana con i requisiti del diritto dell’Unione. Oggetto di contestazione da parte di alcuni soci, anzitutto, è la fissazione dell’asticella degli 8 miliardi di attivi oltre la quale le banche da popolari devono trasformarsi in Spa, pena la liquidazione. In secondo luogo, a provocare la battaglia legale è la norma che prevede che le banche, una volta convertite in società per azioni, possano limitare in tutto o in parte il rimborso delle azioni, qualora ciò sia necessario ad assicurare che il capitale della banca sia sufficiente ad evitare un default.

Sul primo punto, l’avvocato generale rileva in sostanza che «il diritto dell’Unione non impone né osta a una normativa nazionale che prescrive la predetta soglia di attivo di 8 miliardi di euro» e che «tale limitazione appare giustificata dalla finalità di garantire una sana governance e la stabilità del settore bancario nel suo complesso in Italia e, in particolare, del settore bancario cooperativo».

Quanto ai limiti al rimborso delle azioni sin tanto che la banca popolare trasformata in Spa non sia «messa in sicurezza», l’Avvocato generale osserva che «il legislatore europeo ha ritenuto che l’interesse pubblico a garantire un’opportuna salvaguardia prudenziale nei confronti dell’ente creditizio interessato sia prevalente rispetto agli interessi privati dei soci che intendono ottenere il rimborso delle proprie azioni».

Ora si dovrà attendere la decisione finale della Corte Ue, la cui sentenza dovrebbe arrivare nel giro di quattro mesi, e quindi entro giugno. Dopodichè la palla tornerà nel campo del Consiglio di Stato, che aveva accolto l’istanza presentata dagli avvocati professori Francesco Saverio Marini e Ulisse Corea e del professore Fausto Capelli per conto di diversi soci e associazioni di azionisti di banche popolari. I ricorrenti evidenziano come l’Avvocatura riconosca la necessità che le restrizioni poste dalla normativa «siano idonee a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non eccedano quanto necessario per raggiungerlo». E che rimandi al giudice nazionale «stabilire se nel caso di specie siano soddisfatti tali requisiti di necessità e proporzionalità».

Resta da capire a questo punto che cosa succederà. Il mercato sembra voler credere all’ipotesi della trasformazione in Spa di Banca Popolare di Sondrio, come conferma il +6,37% di ieri in Borsa. «A nostro avviso la conversione in spa può rivalutare in modo significativo le azioni della Popolare di Sondrio, in quanto questo porterebbe a una governance più market-friendly, aprendo scenari di potenziale M&A», ricordava ieri Mediobanca. Qualcuno ipotizza che a tendere, possa tornare d’attualità il tema della costituzione di una holding intermedia di natura popolare, sotto la quale verrebbe costruita una banca operativa Spa.

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