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Banche poco redditizie


Le banche italiane devono recuperare redditività «per continuare a svolgere il loro ruolo». Calano, infatti, i ricavi degli istituti che nel confronto internazionale restano «penalizzati». È il quadro che emerge dalle semestrali degli associati all'Abi, basato sui bilanci al 31 dicembre scorso, che è stato presentato nel corso di una tavola rotonda a Roma.

Secondo l'associazione bancaria «è necessario che le banche recuperino redditività per continuare a svolgere il loro ruolo a sostegno di famiglie e imprese e contribuire alla crescita dell'economia.

La ripresa dei finanziamenti va consolidandosi con ritmi superiori alla media europea, ma», osserva ancora l'Abi, «il settore ha di fronte molteplici sfide: il controllo della rischiosità dei propri impieghi, gli effetti della regolamentazione sul capitale, un ulteriore recupero di efficienza».

In crescita le sofferenze, che nel 2010 «mostrano una consistenza al netto delle svalutazioni di 44 miliardi, a fronte dei 33,7 miliardi di fine 2009», mentre l'utile di esercizio presentava un aumento dell'1,5% attestandosi a 7 miliardi di euro. L'incidenza delle sofferenze sul totale delle esposizioni creditizie verso clientela per cassa è pari al 2,2%, a fronte dell'1,7% del 2009. Alla fine del 2010 il totale dell'attivo dei 38 gruppi bancari esaminati risultava pari a 2.757 miliardi di euro, con un aumento del 3,4% rispetto al 2009. La quota dell'attivo riferita a crediti verso clientela era del 64,3%, in lieve flessione rispetto al 65,1% del 2009: in dicembre ammontava a 1.774 miliardi di euro, con un incremento del 2,2% su base annua.

Il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, ha osservato che il sistema bancario italiano deve fare i conti con il tema che riguarda il recupero di efficienza e di produttività: «Una banca moderna è quella che riesce a offrire ai suoi clienti un servizio sia corporate, sia retail in modo semplice ed efficiente. Abbiamo avuto e abbiamo ancora in parte un problema di redditività per questioni macroeconomiche e normative e ora per le banche italiane si apre un tema di recupero di efficienza. In questo senso c'è un ventaglio di opzioni, come la creazione di meccanismi consortili per ottimizzare le attività. È questo un passaggio delicato anche dal punto di vista culturale, visto che siamo un paese molto individualista, ma credo che non abbiamo alternative». Poi, ha aggiunto Mussari riferendosi alla trattativa con i sindacati, «non possiamo prescindere dall'impostare relazioni industriali basate sulla produttività».

Il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, intervenendo al convegno dell'Abi, ha detto che le banche devono rafforzare il capitale, ma è necessario porre un limite a debito e derivati. Per il numero uno della Consob, Giuseppe Vegas, «forse c'è un legame troppo stretto fra le banche italiane e il sistema italiano: forse servirebbe maggiore internazionalizzazione. Tra il sistema produttivo e il sistema bancario la relazione è troppo stretta, perché sono le banche che finanziano il sistema della produzione».

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