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Banche, più prestiti e meno sofferenze

Sofferenze nette ai minimi dal maggio 2014, raccolta di nuovo in positivo dopo molti mesi con il segno meno, mutui in forte aumento anche grazie alla ripresa del mercato immobiliare, prestiti in crescita con i tassi al minimo storico: il Rapporto mensile Abi delinea un panorama del credito in miglioramento. Tuttavia l’ammontare dei prestiti alla clientela continua a superare la raccolta: la differenza è di oltre 87 miliardi di euro, 1.804,3 miliardi contro 1.717,1. Inoltre nell’ambito della raccolta, che cresce dello 0,5%, continua ad essere più vivace la quota depositi: a marzo aumentano infatti del 4,1% su base annua, oltre 54,5 miliardi di euro in più rispetto allo stesso mese del 2016, mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè delle obbligazioni, oltre 46 miliardi in meno rispetto al marzo 2016, un calo del 12,3%. Sul fronte degli impieghi, la dinamica dei finanziamenti alle famiglie e alle società non finanziarie è decisamente migliore rispetto a quelli erogati alle imprese: a febbraio infatti la variazione annua è dello 0,1% mentre per i prestiti alle famiglie l’aumento è del 2,2%. A frenare il credito alle imprese, però, afferma il vicedirettore generale dell’Abi Gianfranco Torriero, non sono le banche, ma la ripresa stentata degli investimenti, fermi ancora al 75% del livello precrisi. Nei prossimi mesi le analisi indicano però il consolidamento della domanda, soprattutto per l’industria e i servizi, mentre il comparto costruzioni continua a rimanere indietro. Mentre «nel comparto famiglie – osserva Torriero – appena il reddito si è stabilizzato abbiamo visto la ripresa dei mutui grazie anche ai tassi bassi». A febbraio il mercato dei mutui sale del 2,3% rispetto allo stesso mese del 2016, quando già si manifestavano segnali di miglioramento, ricorda l’Abi. Un recupero che riflette la forte ripresa del mercato immobiliare: «Non accadeva dal 2011 che gli immobili venduti nell’anno superassero il milione di unità: 1.141.012 nel 2016, il 18,4% in più sul 2015».

Rosaria Amato

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