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Banche, perdite sui crediti deducibili entro l’anno

L’ultimo a sottolineare il problema, in ordine di tempo è stato ieri l’esponente del consiglio di vigilanza della Banca centrale europea, Ignazio Angeloni. Il quale ha spiegato in un’audizione parlamentare che mentre per il resto delle banche dell’eurozona che ricadono sotto il controllo del Meccanismo unico di vigilanza il rapporto tra le esposizioni creditizie deteriorate e quelle totali è pari in media a circa l’8%, «per l’Italia il rapporto è del 17%». Tra l’altro, ha rimarcato l’esponente della Bce, alcuni Paesi hanno già adottato «piani per separare e poi liquidare» tali esposizioni deteriorate.
Ebbene, da ieri, secondo il provvedimento approvato in consiglio dei ministri anche in Italia sono state varate misure» per favorire un loro «più rapido riassorbimento».
Proprio con la finalità di accelerare l’emersione delle perdite su crediti, allineando il nostro paese a quanto già si fa negli stati nostri vicini di casa. Il governo ha infatti varato una modifica della normativa fiscale sulla deducibilità delle perdite su crediti.
Come si sa, fino al 2013 l’arco di tempo sul quale le aziende di credito erano obbligate a ripartire la deducibilità delle svalutazioni sui loro crediti era pari a 18 anni; poi, l’intervallo temporale è stato ridotto a 5 anni. Adesso per i nuovi crediti che entreranno in sofferenza nel 2016 la deducibilità dovrebbe essere possibile entro l’anno (come già accade in Franca, Germania Regno Unito).
Uno dei motivi che avevano finora frenato il ministero dell’economia nel deliberare un provvedimento che contribuisce a livellare il campo da gioco con la concorrenza europea (e che potrebbe rafforzare il flusso di nuovi prestiti all’economia) era il timore di una perdita di gettito per l’Erario.
Ma il provvedimento approvato ieri, proprio allo scopo di minimizzare e rendere tendenzialmente pari a zero la possibile perdita di gettito tributario contiene una rimodulazione dei crediti fiscali pregressi delle aziende di credito.
In pratica, la deducibilità fiscale relativa agli anni passati (quella frazionata in diciottesimi e quella frazionata in quinti) viene rimodulata per i prossimi due anni in modo tale che la banca rinuncia a una parte dei suoi crediti verso il fisco in cambio della possibilità di portare in deduzione le nuove perdite entro l’anno.
Il meccanismo è congegnato in modo tale che nell’arco di 10 anni dovrebbe essere possibile azzerare lo stock di attività fiscali differite che aveva nei mesi scorsi richiamato l’attenzione critica della Commissione europea. Bruxelles aveva infatti sollevato dei dubbi, arrivando quasi a ravvisare nell’elevato ammontare di dta (deferred tax asset, imposte differite attive) delle banche italiane una sorta di aiuto nascosto.
Lo stesso ministero di via XX settembre aveva provveduto a spiegare in una lettera alla Commissione, che non di privilegio si trattava per le aziende di credito italiane ma di una penalizzazione.
Con l’allineamento a regime alla possibilità di dedurre le perdite entro l’anno si smantella il meccanismo anomalo e si omologa la legge italiana alla normativa europea.

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