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«Banche, pazienza limitata su FonSai»

«Le banche hanno una pazienza limitata, è ora che i Ligresti deliberino quanto promesso». A battere il tempo è Federico Ghizzoni, e visto che UniCredit è la banca più esposta verso la holding Premafin con crediti per 111 milioni, quello del ceo non è un ultimatum da poco. Al centro dell’attenzione, ha spiegato ieri Ghizzoni incontrando i giornalisti al termine della prima riunione del nuovo cda di Piazza Cordusio dopo l’assemblea che lo ha eletto, ci sono i piani di ristrutturazione del debito di Premafin, per i quali la banca veste i panni dell’agente: «I piani sono subordinati al fatto che l’operazione nel suo complesso vada a buon fine», ha ricordato ieri il ceo.
In pratica, senza accordo sui concambi e conseguente fusione Fonsai-Unipol non ci sarà neanche il via libera delle banche alla ristrutturazione del debito. Il pressing sui Ligresti dunque si è fatto asfissiante, con tutti gli occhi puntati sull’assemblea della holding di famiglia Premafin in calendario per il 12 giugno: «Sarà un passaggio importante», ha rimarcato ancora Ghizzoni, facendo intendere che se si perderà anche quel treno non è detto che ne possa passare un altro: «Le banche terranno fede a quanto concordato se dall’altra parte si farà la stessa cosa, noi non abbiamo cambiato parere, ma stiamo aspettando che i passi necessari vengano fatti», ha chiuso il discorso Ghizzoni.
Di fatto la questione Fonsai è congelata e quindi non ha tenuto banco durante il cda di ieri, una riunione tecnica durata due ore e «andata molto bene», come ha dichiarato all’uscita il consigliere Luca Cordero di Montezemolo, presente al board insieme tra gli altri al presidente di Aabar Khadem Al Qubaisi. All’ordine del giorno non c’era neanche la nomina del secondo rappresentante di UniCredit, oltre a Dieter Rampl, nel consiglio di Mediobanca, una designazione che arriverà entro la fine di giugno dopo essere passata per il comitato governance, nominato nella notte dell’11 maggio al termine dell’assemblea; ieri sono stati invece varati i comitati interni, tutti segnati dalla presenza in organico del presidente Giuseppe Vita e del vicario Candido Fois.
Nonostante il clima generale non offra segni di miglioramento, «la liquidità è stabile e buona», ha assicurato ieri Ghizzoni, che è tornato a commentare la vendita della quota di UniCredit in Lse (definita «una buona operazione») e non ha escluso che nei prossimi trimestri – così come era avvenuto con il buy back di titoli propri a gennaio e con le plusvalenze Lse la settimana scorsa – possano ripetersi nuove operazioni straordinarie in grado di dare ulteriore ossigeno: «Siamo pronti a valutarle nel caso in cui se ne presentasse l’occasione, anche se al momento non abbiamo nulla nel cassetto». «E comunque – ha tenuto a sottolineare Ghizzoni – non abbiamo l’obbligo di vendere a tutti i costi». Impossibile evitare una battuta sulla Grecia e sui rischi di un’eventuale uscita dall’euro: a differenza del suo predecessore Alessandro Profumo, che pochi giorni fa vedeva Atene fuori dalla moneta unica al 51%, secondo Ghizzoni «la Grecia rimarrà nell’euro, e già parlare di una possibile uscita è azzardato».

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