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Banche, parte lo sblocco dei fondi in Bce

Crollano i depositi overnight delle banche presso la Banca centrale europea, dopo che l’istituto di Francoforte ne ha azzerato la remunerazione. Ma la stragrande maggioranza dei fondi non è stata rimessa in circolo sul mercato interbancario o in crediti all’economia, e lasciata invece presso i conti delle banche stesse alla Bce. C’è stato quindi uno spostamento di natura tecnica, ma i soldi non hanno mai abbandonato l’Eurotower. L’effetto principale dell’azzeramento del tasso sui depositi sembra esser stato l’indebolimento dell’euro, sceso ai minimi degli ultimi due anni, anche come conseguenza di operazioni di carry trade.
I depositi ovenight si sono più che dimezzati dagli 808 miliardi di euro di martedì notte ai 325 di mercoledì, scendendo ai minimi degli ultimi sette mesi, da prima cioè che la Bce intraprendesse le due maxi operazioni di finanziamento triennale alle banche (Ltro). Queste hanno avuto l’effetto, quasi meccanico, come ha osservato in passato il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, di far balzare i depositi presso la Bce.
Con la sua decisione, a sorpresa, della settimana scorsa di azzerare (dallo 0,25%) la remunerazione all’overnight, l’istituto di Francoforte ha rimosso l’incentivo per le banche a utilizzare questo sportello. Dati anche i costi amministrativi che comporta lo spostamento giornaliero dei fondi al deposito overnight, le banche hanno preferito lasciarli sui propri conti presso la Bce, che infatti hanno registrato ieri un balzo da 74 a 540 miliardi di euro, ben oltre i livelli normali. Anche questi conti non ricevono alcuna remunerazione per la parte eccedente la riserva obbligatoria. La cifra potrebbe leggermente ridimensionarsi prossimamente, in quanto ieri era il primo giorno del periodo di mantenimento delle riserve (che le banche preferiscono costituire all’inizio del periodo stesso). Difficile però che si assista a una riduzione drastica finché le banche sono riluttanti a prestarsi fondi fra loro, nonostante l’Eonia, la media dei tassi overnight sull’interbancario, pur essendo scesa a sua volta in seguito all’azzeramento del tasso sui depositi della Bce, resti marginalmente positivo (attorno a 0,13%). L’avversione al rischio è prevalente. Per il resto, anche la domanda di credito resta fiacca.
Appare quindi ottimista, per il momento, l’interpretazione del dato da parte del governatore della Banca centrale di Malta, Joseph Bonnici, secondo cui il calo dei depositi overnight è “incoraggiante” e il tasso a zero «costituisce un incentivo per le banche a cercare alternative». Più cautamente, Draghi aveva osservato nei giorni scorsi di aspettarsi un impatto modesto sugli impieghi delle banche. Anche ieri, in una conferenza a Casablanca, il presidente della Bce ha dichiarato che il miglioramento del credito nel corso di quest’anno sarà lento e graduale.
Di fatto, dei 484 miliardi di euro che non sono stati depositati overnight, solo 18 circa non sono stati lasciati sui conti delle banche alla Bce.
Il calo dei tassi da parte della Banca centrale europea, insieme ai dubbi sul fatto che la Federal Reserve americana proceda ad altre operazioni di allentamento della politica monetaria (il consiglio è diviso, da quanto è emerso ieri), ha avuto le conseguenze più visibili sull’euro, ieri sceso sotto quota 1,22 sul dollaro per la prima volta dal 2010. Secondo fonti di mercato, le banche stanno utilizzando parte della abbondante liquidità in euro a loro disposizione a tassi molto bassi per operazioni di carry trade alla ricerca di rendimenti più alti in altre valute.
C’è inoltre, secondo alcuni operatori, un’uscita strutturale di fondi dalla moneta europea, a causa dell’aumento della sfiducia sulla capacità delle autorità di rispondere alla crisi dell’eurozona.

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