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Banche, parte la commissione d’inchiesta

Renzi dice ora «finalmente», nei mesi scorsi ne ha rivendicato la necessità, anche per «togliersi dei sassolini dalle scarpe», chiarire bene come sono andate le cose sulle banche. Ma anche i suoi avversari ora ne fanno un punto di disputa politica, minacciando di usare la commissione per denunciare le colpe dell’esecutivo guidato dal segretario del Pd.

La notizia è che dopo mesi di dibattito c’è il via libera definitivo all’unanimità, e con sole tre astensioni, dell’aula della Camera alla commissione d’inchiesta sulle banche, che potrà agire ad ampio raggio, dagli istituti sostenuti dalla mano pubblica a quelli in risoluzione. Una chance , ha detto il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, «per fare chiarezza sulle molte situazioni che hanno provocato le crisi bancarie», a patto che ci si muova in fretta e «senza strumentalità».

Un punto che è sotto stretta osservazione anche del Quirinale: gli uffici del capo dello Stato infatti non mancano di rilevare, e di farlo sapere ai partiti, che la commissione non deve diventare strumento di campagna elettorale, con il rischio di mettere a repentaglio anche organismi di garanzia del nostro sistema finanziario, da Consob a Bankitalia.

Continuano a volare scintille intanto sul caso Consip. Emanuele Fiano, Pd, ieri ha sostenuto che l’ad della società Marroni «se non ha più un rapporto di fiducia con l’attuale governo» deve prenderne atto. Pier Luigi Bersani, Mdp, ha bollato come «allucinanti» le sue parole: «Non si può cacciare Marroni perché scomodo». E Renzi, nella sua enews, ha scritto: «Si continuano a fare show in Parlamento e sui giornali per una presunta fuga di notizie» ma si ignora il tema delle «prove false contro esponenti delle istituzioni».

Sulla commissione, invece, in apparenza sono tutti o quasi soddisfatti: Renato Brunetta di FI la definisce «l’unica cosa buona fatta in questa legislatura», mentre il M5S annuncia che sarà «inflessibile» sulla vicenda Etruria e annuncia che convocherà anche l’ex di Unicredit, Federico Ghizzoni, per chiarire se gli fu richiesto un intervento dall’allora ministro Maria Elena Boschi.

La commissione sarà composta da 20 deputati e 20 senatori. Si cerca anche il profilo giusto del presidente. Avrà un anno per concludere le sue indagini, che dipenderanno però dalla fine della legislatura, e procederà con i poteri e le limitazioni dell’autorità giudiziaria. Non potrà esserle opposto il segreto d’ufficio, professionale o bancario.

Finiranno sotto la lente del Parlamento il caso Mps, dalle cause della crisi sino alla richiesta di ricapitalizzazione precauzionale; certamente le due venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Ma si indagherà anche sulle banche finite in risoluzione, Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. La Commissione avrà poteri di indagine sulle obbligazioni vendute ai clienti e su modelli di gestione e remunerazioni dei manager.

Oggetto di indagine anche le azioni di Consob e Bankitalia. Il mandato del governatore Ignazio Visco scade a fine anno, è rinnovabile (una sola volta) a discrezione del governo.

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