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Banche, pagheranno prima i privati

Dopo mesi di trattative i 27 Paesi dell’Unione hanno trovato nella notte tra mercoledì e ieri un accordo sulle regole da applicare nel caso di una liquidazione o di una ristrutturazione bancaria. L’intesa, che dovrà ora passare al vaglio del Parlamento europeo, prevede il contributo dei privati nel salvataggio di una banca. Il ministro dell’Economia italiano Fabrizio Saccomanni sottolineava ieri che al compromesso ha contribuito un atteggiamento più conciliante della Germania.
I ministri delle Finanze hanno negoziato per una seconda notte in pochi giorni pur di trovare un accordo nel delicatissimo settore bancario, che nei fatti è la cinghia di trasmissione tra il mondo politico e l’attività economica. Le nuove norme dovranno entrare in vigore entro il 2018. Si è trattato di trovare un equilibrio tra la necessità di preservare il mercato unico e il bisogno di dare una certa flessibilità ai governi, tenendo conto delle specificità nazionali.
«Il nostro obiettivo è stato doppio. Da un lato abbiamo voluto separare il rischio bancario dal rischio sovrano. Dall’altro, abbiamo voluto evitare di creare focolai di instabilità, o fughe dei depositi. Il medico non deve essere causa del contagio», commentava ieri, prima di tornare a Roma, il ministro Saccomanni parlando al Sole 24 Ore. Il pacchetto prevede il contributo, nell’ordine, degli azionisti, dei creditori e dei depositanti. Conti con meno di 100mila euro saranno preservati.
Gli investitori dovranno subire una perdita dell’8% degli attivi dell’istituto di credito prima che il governo possa intervenire. L’uso di un eventuale fondo statale di liquidazione bancaria sarà limitato al 5% degli attivi, mentre l’uso del Meccanismo europeo di stabilità (Esm) sarà possibile solo dopo che gli obbligazionisti non garantiti saranno stati messi a contribuzione. Nel contempo, i governi dovranno creare fondi di liquidazione bancari pari allo 0,8% del totale dei depositi garantiti.
Alcuni Paesi – come la Germania o l’Olanda – volevano difendere l’omogeneità del mercato unico. Altri Stati membri – come la Francia o l’Italia – volevano invece dotarsi di strumenti adatti alle specificità nazionali. La Svezia ha strappato concessioni: potrà mettere a contribuzione in un primo tempo il 20% degli attivi ponderati per il rischio anziché l’8% degli attivi. Nel contempo, il fondo svedese sarà finanziato dal 3% dei depositi garantiti (e non dello 0,8% come per gli altri Paesi).
In un primo tempo, la Germania ha frenato sull’uso del fondo europeo. Spiegava ieri Saccomanni: «Mi sembra importante far notare che l’accordo preveda l’uso dell’Esm nella ristrutturazione di una banca in difficoltà. All’inizio delle trattative alcuni Paesi non erano a favore di questa soluzione. In questo senso, ho l’impressione che questo compromesso rappresenti anche un passo avanti della Germania, tenuto conto delle condizioni politiche nazionali».
Quanto alla salvaguardia del mercato unico, il ministro è fiducioso: «A me sembra che la sua omogeneità sia stata preservata. Abbiamo lavorato molto durante le trattative per evitare segmentazioni profonde tra i 17 Paesi della zona euro e gli altri 10 paesi dell’Unione. Abbiamo regole uniformi di liquidazione o ristrutturazione di una banca, ma una certa flessibilità nella prassi. Si va verso una armonizzazione delle norme senza che questa sia a scapito delle specificità nazionali».
L’accordo raggiunto mercoledì notte sancisce il contributo della mano privata nei salvataggi bancari, dopo che tra il 2008 e il 2011 l’Unione ha speso denaro pubblico pari a un terzo del suo prodotto interno lordo per salvare le banche in difficoltà. Qualche mese fa il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem era stato aspramente criticato per aver spiegato che la ristrutturazione del sistema bancario cipriota, con perdite del settore privato, sarebbe stata un modello per il futuro.
Il pacchetto approvato ieri notte è un nuovo tassello dell’unione bancaria che i Paesi stanno mettendo a punto faticosamente. Dopo il passaggio della vigilanza bancaria dagli stati membri alla Banca centrale europea, ormai approvato da un punto di vista politico ma che entrerà a regime solo nel 2014, la Commissione presenterà a breve un progetto di autorità europea dedicata alla liquidazione e alla ristrutturazione degli istituti di credito in crisi.

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