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Banche, Padoan rassicura “Non ci sono altri focolai di crisi”

«Non ci sono altri focolai di crisi come quelli risolti in questi giorni». Lo ha assicurato il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, intervistato da Gr1, sottolineando che «abbiamo rimesso in carreggiata la quarta banca del Paese», riferendosi a Mps, mentre «le banche venete sono state rilevate da Intesa, che non ha problemi di credibilità». Delle soluzioni adottate per le banche italiane parlerà lunedì l’Eurogruppo (ieri intanto il suo presidente Jeroen Dijsselbloem ha sottolineato che «il sistema politico italiano rende difficile riformare il settore bancario») ma proprio sul fronte delle banche venete la strada continua ad essere tortuosa se non in salita.
Ieri la discussione del decreto in Commissione si è conclusa con un nulla di fatto: gli unici emendamenti votati sono stati bocciati, mentre il maxi- emendamento del governo è stato presentato e poi ritirato (tra le polemiche delle opposizioni). Lunedì a mezzogiorno il testo sbarcherà in Aula alla Camera, insieme a nuovi emendamenti, per cui è probabile che il giorno dopo ci sia un nuovo passaggio in Commissione. Tra le modifiche più attese ci sono quelle presentate dal relatore Giovanni Sanga (Pd), che inserisce l’interdizione perpetua per i manager ritenuti responsabili di dissesti in sede civile. «Se ci sono amministratori irresponsabili vanno perseguiti legalmente », – ha comunque avvertito il titolare di Via XX Settembre. A suo giudizo, «bisogna fornire ai risparmiatori, soprattutto alle famiglie, molta più informazione di prima. Questo lo si farà anche con il sostegno pubblico, con le iniziative relative all’educazione finanziaria ». Anche sulle polemiche relative alle inchieste che negli ultimi anno hanno coinvolto diversi istituti, Padoan è convinto che non si possa « dubitare che le autorità di controllo abbiano pienamente svolto le loro funzioni».
Ancora più atteso l’ampliamento – dal giugno 2014 al febbraio 2016 – del termine ultimo di acquisto per aver diritto a chiedere il rimborso da parte dei risparmiatori cui sono stati venduti bond subordinati delle due banche venete. La misura necessita probabilmente di una negoziazione con Intesa, che si è detta disponibile a concorrere al ristoro di questi soggetti con una somma di 60 milioni. E sempre Intesa è stata al centro di un altro passaggio, stavolta contenuto nel maxi emendamento del governo: l’allungamento da tre a quattro anni del periodo di tempo massimo per rispedire eventualmente al mittente (alla liquidazione) fino quattro miliardi di crediti ad alto rischio ma non classificati attività deteriorate. I quattro anni (che verranno quasi sicuramente riproposti in Aula) pare siano il termine vero già indicato nel contratto concluso con Intesa.
Il ministro dell’Economia, infine, ha voluto infine rassicurare su un punto considerato decisivo. Il “salvataggio” delle banche non avrà alcun effetto sui parametri richiesti dall’Unione europea. «La cifra di 17 miliardi è una cifra estrema e ipotetica conferma -: c’è anche il caso estremo opposto che lo Stato non debba sborsare un solo centesimo. Le cifre che sta sborsando, e che penso saranno recuperate nel tempo, non vanno a impattare sul deficit ma sul debito: fanno parte di quel fondo di 20 miliardi istituito per intervenire in casi come Mps e banche venete».

Vittoria Puledda

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