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Banche, ora si tratta con la Ue sui crediti a rischio

Il governo verificherà fin da oggi, nella trattativa serrata con Bruxelles, l’apertura arrivata sabato dal portavoce del commissario Margrethe Vestager sugli interventi a sostegno delle banche in difficoltà. Secondo la posizione italiana non c’è dubbio che le regole attuali, in particolare la direttiva europea Brrd e la comunicazione Ue del 2013 sugli aiuti di Stato nel settore bancario, consentano al governo di intervenire, se necessario anche direttamente, per sostenere eventuali banche in difficoltà quando non sia il mercato disponibile a farlo e se ci si trovi a rischio di instabilità finanziaria. In questo senso, l’apertura di Bruxelles rispetto a eventuali «interventi precauzionali», sarebbe solo un atto dovuto. Che però, appunto, andrà verificato nel concreto.

Il caso potrebbe essere quello del Monte dei Paschi di Siena, in vista dei risultati degli stress test che l’Eba, l’autorità europea di vigilanza, pubblicherà il 29 luglio. Da uno degli scenari utilizzati per le prove di tenuta delle banche, lo scenario «avverso», Mps dovrebbe uscire bocciato. Una bocciatura che, per come sono congegnati gli stress test 2016, non imporrebbe automaticamente la ricapitalizzazione. Ma certo indurrebbe a provvedere. Come?

«La mia opinione è che la soluzione preferibile per Mps sia un’operazione di mercato». Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha risposto a Maria Latella ne L’Intervista su SkyTg24. È probabile che Renzi abbia voluto mandare un messaggio ai mercati che nessuna decisione è stata presa e che un eventuale intervento del governo si renderebbe necessario solo in caso di inerzia degli operatori privati. Oggi, secondo l’analisi del governo, il problema principale di Mps non è la sua capitalizzazione, ma la montagna di crediti deteriorati, pari a 47 miliardi lordi. Un fardello del quale il Monte deve liberarsi senza svendite. Ma è proprio il prezzo degli Npl (Non performing loans) il punto critico. Il mercato dei crediti deteriorati è potenzialmente redditizio, ma stenta a partire. Il governo ha cercato di creare le condizioni favorevoli, dalla Gacs (la garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni delle cosiddette sofferenze) alla partecipazione di Cassa depositi e prestiti nel fondo privato Atlante, finalizzato, oltre che a operazioni di ricapitalizzazione, anche ad acquistare i crediti deteriorati. «Noi – dice il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta – proviamo a stimolare il mercato, poi si vedrà». Gli operatori, per ora, stanno alla finestra. È vero che il business degli Npl è potenzialmente redditizio, ma potenzialmente appunto. I rischi sono ancora molto alti, per esempio, in relazione ai tempi della giustizia civile, se per riscuotere un credito vi si deve ricorrere. Insomma, domanda e offerta non si incontrano: le banche non vogliono svendere, gli operatori non sono disposti a rischiare. Se operazioni di mercato non saranno possibili, il governo dovrà intervenire, ma le tensioni con Bruxelles potrebbero riaccendersi.

Il sistema bancario italiano, ha detto Renzi, sconta «errori della politica» commessi negli anni scorsi mentre in Germania il governo «mise 247 miliardi di euro nel suo sistema bancario». «Il mio governo ha tolto la politica dalle banche», ha continuato il premier ricordando la riforma delle banche popolari, dove si era «creato un sistema di amicizie e connivenze vergognoso». Infine, il presidente ha fatto gli auguri al nuovo amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier. Il fatto che non sia italiano, ha detto non è un problema. L’importante è che la banca trovi il modo di garantire «l’accesso al credito» delle pmi italiane. «E disincagliare i non performing loans è la prima condizione».

Enrico Marro

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