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Banche: ora d’aria per le sorvegliate speciali

Nella lunga partita a golf del salvataggio del sistema bancario europeo non basta far buca una volta per aggiudicarsi l’intero incontro.
Ne sono ben convinti gli analisti del settore creditizio e i gestori di portafoglio, dopo il rimbalzo che ha seguito l’esito complessivamente soddisfacente del vertice di Bruxelles. Un summit che ha posto le basi per una vigilanza europea del sistema bancario e per recidere il cordone asfissiante tra i bilanci statali e i conti economici degli istituti di credito.
Purtroppo bisogna rilevare che lo scandalo della manipolazione dei tassi a breve, ha riacceso i riflettori sugli eccessi di potere delle grandi banche anglosassoni, e il rialzo degli spread di area euro ha riportato venti di burrasca.
Accordi
Nei giorni scorsi l’indice DJ Stoxx 600 Banks — il principale indicatore del settore a livello di eurozona — ha avuto un sussulto che ha portato il guadagno del mese di giugno al 13,7%, un valore che si è poi assestato intorno al 10%. Eppure, considerata sull’arco dei 12 mesi la performance dell’indice rimane pesantemente negativa (-28%) e da inizio anno il paniere è sostanzialmente invariato.
La crisi è dunque passata oppure è ancora in pieno svolgimento?
La risposta dei gestori propende per questa seconda ipotesi. Tuttavia qualche cosa si è rotto nel muro che incatenava le performance bancarie verso il fondo del listino, soprattutto nei paesi periferici dell’eurozona. E come scommessa di medio periodo una puntatina sui campioni creditizi italiani — Intesa Sanpaolo e Unicredit — oppure su banche «a prova di crisi», come la britannica Lloyd’s Bank o la svedese Svedbank, o ancora sui pilastri elvetici del wealth management, i gestori delle grandi fortune continentali, Ubs e Credit Suisse, è giudicata una mossa vincente.
Una visione di medio-termine ragionevolmente ottimista è quella di Federico Mobili, responsabile delle gestioni azionarie di Bnp Paribas IP. «Se guardiamo all’evoluzione delle quotazioni del settore bancario nel corso del 2012 notiamo che dopo aver raggiunto un massimo all’inizio di marzo le quotazioni sono nuovamente precipitate in aprile e in maggio. Il fatto che alcuni dei problemi strutturali della divisa comune europea e della vigilanza sul sistema bancario a livello di eurozona siano stati in parte affrontati potrebbe riportare l’indice verso i massimi dell’anno entro la fine di dicembre», sostiene il gestore. In termini percentuali questo significa che il comparto potrebbe guadagnare anche il 10-15% dai livelli correnti, se le manovre di risanamento appena iniziate troveranno una continuità nel tempo.
Tra i campioni europei del comparto, gli analisti di Citi, che condividono una impostazione orientata al medio periodo, hanno un giudizio «buy» sulla britannica Hsbc, con target price a 650 pence contro il prezzo attuale di 558, e sulla francese Société Générale, un prezzo-obiettivo di 30 euro, con un potenziale di rialzo di oltre il 30%.
Una politica «dei due tempi», sembra invece la strada più appropriata da seguire a giudizio di Fabrizio Pasta, responsabile dell’equity per Ubs Italia.
Trading
«Nel breve periodo ha senso investire sulle banche europee unicamente in ottica di trading, di compravendita dei titoli con un orizzonte di pochi giorni. Non a caso dopo i forti rialzi seguiti al vertice di Bruxelles gli operatori sembrano già orientati a smontare le posizioni che avevano costruito appena la settimana scorsa», commenta il banchiere. Alla base di questa volatilità e incertezza di fondo, secondo Pasta, vi è l’incognita determinata dalla recessione in atto, particolarmente violenta in alcuni paesi dell’Europa del Sud. «Se le condizioni macroeconomiche miglioreranno non c’è dubbio che le banche saranno tra i primi beneficiari di un cambiamento del clima generale, anche se non tutte saranno toccate in ugual misura», sottolinea.
In particolare, secondo Ubs, nel medio periodo solo le banche che hanno una forte base commerciale, e di contatto con l’economia reale potranno tornare a tassi di redditività del capitale proprio interessanti, del 12-13% annuo. «Fra queste vedo soprattutto istituti come le due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit, la britannica Lloyd’s Bank e la svedese Svedebank, queste ultime con posizioni di grande rilievo nei nostri portafogli», spiega Pasta.
Secondo i gestori anche l’intero segmento delle banche specializzate nel private banking ha buone possibilità di stabilizzare e veder crescere anche in futuro i propri risultati economici. E tra le banche europee di area extra-euro meglio posizionate per cogliere questo trend gli analisti puntano soprattutto sui due colossi elvetici Ubs e Credit Suisse, entrambi leader in questo segmento.
Molto incerto e volatile, infine, è giudicato il futuro delle banche d’affari, «che tuttavia potranno tornare ad essere una buona occasione di investimento se vi sarà un consolidamento del settore», conclude Pasta.

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