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Banche, nuova ondata di aumenti

Si allunga la lista delle banche italiane pronte a varare un aumento di capitale. L’ultimo istituto a muoversi nella direzione del consolidamento patrimoniale è stato ieri il Credito Valtellinese, il cui consiglio di amministrazione ha approvato un aumento di capitale a pagamento per un importo massimo di 400 milioni di euro. A questo annuncio dovrebbe seguirne ben presto un altro: quello di Banca Popolare di Bari che, a quanto si apprende, entro fine marzo punta a deliberare in cda una ricapitalizzazione che potrebbe essere portata in assemblea in aprile. L’obiettivo è partire con l’aumento già entro la fine del primo semestre. Il valore non è ancora definito, ma secondo rumors di mercato l’ammontare potrebbe attestarsi tra i 200 e 250 milioni. E sempre ieri anche Veneto Banca ha confermato di aver esaminato «i possibili interventi per l’ulteriore rafforzamento del patrimonio». Ieri non se ne sarebbe parlato ufficialmente, ma sul tavolo ci sarebbe, oltre alla conversione del soft mandatory da 350 milioni, l’ipotesi di un aumento di capitale da 4-500 milioni per consolidare i propri ratios patrimoniali.
Insomma, in vista dell’Asset quality review della Bce e degli stress test dell’Eba, le banche italiane si stanno affacciando sul mercato una dietro l’altra per rastrellare capitali freschi. In totale, tra aumenti annunciati e attesi, gli istituti tricolori puntano a portarsi a casa più di 8,5 i miliardi di euro, in un maxi-ingorgo di richieste che rischia di premiare chi arriva prima e di rendere più costoso l’approvigionamento per chi rimane in coda.
I piani del Creval
Tornando al Creval, va segnalato che ieri l’istituto lombardo ha approvato anche i conti relativi al 2013, che si è chiuso con un utile di 11,7 milioni di euro, proventi operativi per 828 milioni (+2,1% rispetto al 2012) e un margine di interesse che si attesta a 463 milioni di euro, in riduzione del 3,1% su base annua, seppur in miglioramento a partire dalla seconda metà dell’anno. Il cda ha anche approvato un aggiornamento del piano industriale 2014-2016 che prevede di raggiungere un utile netto di 104 milioni a fine periodo. Grazie all’aumento di capitale, il capitale primario di classe 1 (o Common equity tier 1, Cet1) a fine 2016 toccherà l’11,7% contro il 10,9% pro-forma del primo gennaio. Considerando poi l’adozione dei nuovi modelli di valutazione del rischio, che ancora devono essere approvati da Bankitalia, il Creval dovrebbe veder salire il Cet 1 a fine 2016 oltre il 13%. «L’obiettivo è dotarci di una flessibilità adeguata – spiega Miro Fiordi, amministratore delegato del Creval – ma anche di una dotazione patrimoniale tale da permetterci di cogliere le occasioni che la timida ripresa ci potrebbe offrire». L’aumento da 400 milioni è garantito da Banca Imi, Credit Suisse e Mediobanca che agiranno in qualità di joint global coordinator e joint bookrunner e che copriranno fino al 31 ottobre prossimo l’eventuale inoptato.
Gli altri aumenti
Come detto quello del Creval è però solo l’ultimo degli aumenti di capitale previsti. L’altra banca valtellinese, la Popolare di Sondrio, proprio nel week end ha approvato un progetto di aumento per 450 milioni (di cui 350 a pagamento) da effettuare entro l’anno. In pole position tuttavia c’è il Banco Popolare che nella prima metà di aprile dovrebbe già chiudere il rafforzamento da 1,5 miliardi annunciato a sorpresa nelle scorse settimane. In rampa di lancio sono anche i rafforzamenti di Popolare Vicenza (1 miliardo), Bpm (500 milioni) e Carige (800 milioni, anche se il valore potrebbe scendere). A pesare sul mercato dei capitali sarà però Mps, con i suoi 3 miliardi di aumento.

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