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Banche: su Npl regole più flessibili ma in Europa c’è chi sta frenando

L’Italia deve fare i compiti a casa. La condizionalità comincia a fare capolino in modo strisciante a fronte delle richieste avanzate a Bruxelles da parte della rappresentanza italiana sulla necessità di modificare le regole sugli Npl. In particolare le nuove definizioni di default introdotte dall’autorità europea Eba e che scatteranno dal prossimo primo gennaio. In base alle quali per le persone fisiche, si abbassa a 100 euro la soglia di sconfinamento per tre mesi consecutivi che fa classificare come deteriorato un credito. E poi il calendar provisioning, che impone di svalutare secondo vincoli temporali precisi le posizioni creditizie che danno i primi segni di criticità.

La verità che sta emergendo in queste settimane è che le due norme si condizionano a vicenda e assieme hanno una portata esplosiva: più si abbassa la soglia di criticità di uno sconfinamento più rapida deve essere la svalutazione ai sensi del famoso “calendario” dei crediti. Una realtà che per le banche italiane è già molto chiara, perché hanno dimestichezza con gli effetti a catena degli Npl; forse per le altre banche europee lo è meno.

Eppure a Bruxelles c’è qualche paese che ha già cominciato a storcere il naso: se le banche italiane possono avere un maggiore impatto a fronte, del credito deteriorato, è anche perché i tempi delle giustizia civile non consentono un rapido recupero di quel finanziamento, ad esempio con l’escussione delle garanzie. Una riforma strutturale, avrebbe fatto notare qualcuno in sede Ue, alla quale il governo italiano avrebbe dovuto mettere mano sin dalla scorsa primavera E cioè dopo l’onda d’urto del lockdown che ha dimostrato come ogni paese deve accelerare per superare le impasse che tengono al palo la crescita economica. Lo scenario è emerso ieri in occasione del comitato esecutivo dell’Abi al quale ha preso parte il ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola su invito del presidente Antonio Patuelli. Il ministro ha assicurato sul fatto che il governo italiano è impegnato nel sostenere in sede europea la necessità delle riforma di quelle regole, in particolare quelle del calendar provisioning inserite in una direttiva europea.

Del resto, ha osservato il ministro, «sui crediti deteriorati, il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha chiaramente indicato, che occorre «un nuovo piano d’azione per gli Npl che sarà orientato alle sfide causate da questa crisi. In questo quadro, si potrà lavorare su questioni chiave come il calendario di deterioramento dei crediti». Amendola ha anche convenuto sulla necessità- evidenziata dagli interventi dei banchieri – di operare tutte le misure di efficientamento del sistema, tra cui appunto la riforma della giustizia civile che dovrà essere messa in campo per accedere ai finanziamenti del Recovery fund poiché essa, in quanto riforma strutturale, rappresenta una delle condizionalità. Prima dell’intervento del ministro il presidente Patuelli aveva espresso apprezzamento sulle misure adottate dal governo italiano, ma aveva al contempo ribadito la necessità di «rendere flessibili anche altre normative pensate e decise ben prima della pandemia». Alla fine «ha espresso apprezzamento per gli impegni assunti dal ministro Amendola, sia complessivamente per il rilancio dell’economia nel contesto europeo, sia per le due specifiche riforme che sono di particolare interesse» per il mondo bancario. Così ieri un’altra maglia è stata tessuta nella fitta tela alla quale l’Abi sta lavorando da mesi: durante il lockdown Patuelli aveva invitato all’esecutivo dell’associazione il ministro per l’Economia, Roberto Gualtieri. Il mese successivo il commissario europeo Paolo Gentiloni. A settembre è stata la volta del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Il processo avrà il suo culmine a dicembre, quando ospite sarà il presidente del ramo di vigilanza della Bce, Andrea Enria. A novembre parteciperà il commissario Consob, Paolo Ciocca, sui temi di cybersecurity.

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