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Banche, non passa la riforma di Bruxelles

Era nata come il Glass-Steagall Act europeo. O quanto meno avrebbe voluto esserlo all’inizio, perché poi la proposta europea di separare le banche commerciali dalle banche di investimento, che negli Stati Uniti nel 1933 era stata una delle risposte alla Grande Crisi del 1929, ha subito trasformazioni e rimaneggiamenti. Il risultato finale non ha trovato una maggioranza tra gli eurodeputati della Commissione per i problemi economici e monetari, che l’hanno bocciata. Non è passata per un voto. E ora torna nella stessa commissione per raggiungere un compromesso da cui partirà la negoziazione tra eurodeputati e Consiglio.
La riforma del settore bancario era stata promossa nel 2013 dall’allora commissario Ue per il Mercato interno Michel Barnier sulla scia della crisi finanziaria che aveva messo in difficoltà oltre al sistema del credito americano anche quello europeo. Obiettivo: prevenire un’altra crisi. Nel frattempo alcuni Paesi, tra cui Gran Bretagna, Germania e Francia, hanno introdotto leggi nazionali per contenere i rischi, sulla scia dell’americana Volcker Rule.
Il testo andato in votazione ieri aveva come relatore lo svedese Gunnar Hökmark del Ppe ed è stato sostenuto anche da liberali (Alde) e conservatori (Ecr) che hanno portato avanti il principio che deve essere l’autorità di sorveglianza nazionale a decidere se imporre o meno la separazioni tra le attività commerciali e di investimento. Hanno votato contro Socialisti, Verdi, Sinistra ed Efdd (M5S) e alcuni deputati non iscritti a gruppi, sostenendo il principio della separazione obbligatoria delle attività di investimento delle banche in proprio.
Il testo non convinceva la Confindustria europea così come l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, che vi vedeva un rischio di «aumento di costi di compliance e di governance» e una mancanza di complementarietà con la normativa per il settore bancario emanata finora come reazione alla crisi, come spiegato in un’audizione al Senato il 10 marzo scorso.
Ora ricomincia la trattativa. «Quello che abbiamo votato era un rapporto molto annacquato, la separazione non deve essere obbligatoria ma si devono individuare le banche più rischiose», ha spiegato il presidente della commissione Roberto Gualtieri (S&D). «Un testo malfatto, che non focalizzava il sistema bancario sull’economia reale» per Marco Zanni del M5S.

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