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Banche, no tedesco al piano Ue

Il commissario al mercato unico Michel Barnier ha utilizzato una conferenza stampa ieri qui a Bruxelles per difendere il progetto di autorità unica europea responsabile di gestire il fallimento o la liquidazione di una banca in crisi. La proposta, nuovo pilastro della prossima unione bancaria, ha già suscitato malumori, soprattutto in Germania, preoccupata da un progetto che ai suoi occhi viola i Trattati europei permettendo surrettiziamente una mutualizzazione dei debiti.
«Ho ascoltato molto» il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, «con cui ho un ottimo rapporto, ma non possiamo aspettare le modifiche dei Trattati per risolvere dei problemi che abbiamo ora», ha spiegato ieri Barnier. Il meccanismo di risoluzione unico, così chiamato in gergo comunitario, è uno strumento che dovrebbe permettere all’Unione di avere una propria autorità nel gestire l’eventuale liquidazione di una delle seimila banche europee (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
Il meccanismo fa parte dell’unione bancaria e si associa alla vigilanza unica della Banca centrale europea. «Abbiamo bisogno di un assetto che possa prendere decisioni rapidamente e in modo efficiente, evitando dubbi sull’impatto per le finanze pubbliche e con regole che creino certezza sui mercati», ha aggiunto Barnier. La Commissione propone la nascita di un consiglio che raggrupperebbe i rappresentanti dell’esecutivo comunitario, della Bce e delle autorità nazionali della banca in crisi.
Questo organismo, relativamente snello, istruirebbe la pratica; la decisione finale invece verrebbe presa dalla Commissione. Nei fatti la ristrutturazione o la chiusura della banca sarebbero gestite a livello nazionale. La Germania ha chiesto più volte la nascita di un sistema decentralizzato, che eviti eventuali mutualizzazioni dei debiti nel caso di salvataggio bancario. I Trattati, per ora, vietano qualsiasi forma di messa in comune dei debiti pubblici. Lo scontro è tanto politico quanto legale.
Da Berlino si tende a mettere l’accento sul fatto che una autorità troppo centralizzata aprirebbe la porta a una mutualizzazione dei debiti. La proposta della Commissione «supera le sue competenze» e richiederebbe delle modifiche ai Trattati, ha detto il portavoce del governo Steffen Seibert. Il testo di Barnier prevede che il consiglio di risoluzione non possa in alcun modo impegnare il bilancio di un Paese senza il suo accordo. A Bruxelles si parla quindi di mutualizzazione dei rischi, più che dei debiti.
La Commissione ha proposto anche la nascita di un fondo da 55 miliardi di euro finanziato da una tassa sul settore creditizio. Gradualmente questo fondo prenderebbe il posto in molti Paesi dell’attuale fondo nazionale. Il compromesso presentato ieri è una via di mezzo tra una visione federale e una visione confederale. Le trattative politiche in questi mesi sono state particolarmente difficili perché le banche sono la cinghia di trasmissione tra l’economia e la politica. Cessioni di sovranità fanno quindi paura.
L’obiettivo dell’unione bancaria è di dare all’unione monetaria un quadro legale omogeneo, rafforzando il mercato unico e soprattutto il settore bancario, sempre molto debole a cinque anni dallo scoppio della crisi. Da Roma, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco si è detto però preoccupato, notando che l’assetto che sta emergendo non consente «di spezzare il circolo vizioso tra le condizioni dei debiti sovrani e quelle delle banche e di eliminare la frammentazione nazionale dei mercati finanziari».

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