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Banche, no degli investitori a nuovi rinvii dei dividendi

Entro la fine dell’anno le banche europee pagheranno i dividendi che sono stati sospesi a causa dell’emergenza Covid? La gran parte degli istituti ha accolto le richieste della Vigilanza Bce di posporre almeno fino a ottobre 2020 lo stacco delle cedole, in modo da poter affrontare la fase di emergenza della crisi con maggiori buffer di capitale e assorbire i rischi di credito. Ma tra pochi giorni il Parlamento europeo potrebbe approvare una norma, in sede di modifica della direttiva Crr, che sposta fine ottobre 2021 il pagamento dei dividendi azionari, delle cedole sui bond At1 e le operazioni di buy back.

L’ipotesi sta creando un certo subbuglio tra gli investitori istituzionali che temono di dover rinunciare, probabilmente per sempre, ai miliardi di euro di dividendi che dovevano essere staccati dalle banche dopo gli utili conseguiti nei bilanci del 2019. Un tema che riguarda anche tanti piccoli risparmiatori italiani che hanno investito nelle azioni delle banche. Come andrà a finire?

Le date chiave per capire l’esito della proposta sono il prossimo 9 giugno, quando il tema sarà affrontato dalla Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo (Econ Commettee), e poi il 18 giugno con il voto finale sulla proposta di legge.

Due sono le norme sotto “scrutinio” da parte degli investitori. L’emendamento numero 20 presentato al Parlamento Ue in sede di modifica alla Crr chiede esplicitamente «alla commissione, alla Bce e all’Eba di lavorare insieme per assicurare che le istituzioni creditizie sospendano temporaneamente la distribuzione dei dividendi almeno fino al 31 marzo 2021». Ancora più restrittivo per gli azionisti è il contenuto dell’emendamento numero 60 che propone «per aumentare la resilienza del settore finanziario e per rafforzarne la capacità di finanziare l’economia reale nell’attuale situazione di crisi, la sospensione di ogni tipo di distribuzione fino a ottobre 2021. Fino alla stessa data dovranno essere sospese anche le operazioni di buy back e gli eccessivi pagamenti di bonus». Secondo gli analisti, le modifiche di legge ricomprenderebbero anche le cedole da pagare alle obbligazioni At1 delle banche (che invece non sono ricompresi nel provvedimento temporaneo della Vigilanza Bce).

A giudizio degli analisti della banca d’investimento Citi, le modifiche normative non saranno approvate o comunque saranno “annacquate” per almeno cinque motivi. Il primo è che le proposte nel Parlamento Ue arrivano da Socialisti e Verdi, che non hanno la maggioranza dei voti. Il secondo è che «impedire alle banche di distribuire dividendi fino a ottobre 2021 sarebbe controproducente, poiché potrebbe limitare il supporto degli investitori alle banche e limitarne la capacità di fare prestiti». In aggiunta, e siamo al terzo motivo, «le banche europee si troverebbero in svantaggio rispetto a quelle americane» e, quarta motivazione, «si darebbe il segnale al mercato che la ripresa dell’economia europea necessità di più tempo rispetto a quanto finora previsto». Infine, si creerebbe «un moral hazard poiché non si farebbero differenze tra banche con bilanci più forti e banche con posizione di capitale sotto stress».

Anche secondo gli analisti di Bank of America, «l’azzeramento delle cedole dei bond At1 e dei dividendi azionari fino a ottobre 2021, pensate per sollecitare le banche a fare più prestiti, avranno invece l’effetto opposto».

Per quanto riguarda le banche italiane, secondo un recente report di Equita, la cancellazione dei dividendi relativi al 2019 liberebbe 5,6 miliardi di capitale, che consentirebbero di far fronte a 14 miliardi di euro di Npe extra da assorbire (1% di default rate). Se venissero cancellati anche i dividendi dei bilanci 2020, da pagare a primavera 2021, ci sarebbe un ulteriore beneficio sul capitale stimato di 6,3 miliardi. Sulle banche, la diatriba tra attese degli investitori-azionisti e interesse generale di sistema è destinata a proseguire anche dopo la pur decisiva votazione del Parlamento europeo.

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