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Banche nel vortice degli spread

di Morya Longo

Il cerchio si chiude. Nel 2008 era stato il sistema bancario a mettere in difficoltà gli Stati: i Governi europei avevano dovuto spendere 2mila miliardi di euro, di cui solo 600 restituiti finora, per salvare le banche. Ma nel 2011 gli Stati sovrani hanno restituito il colpo: ora sono gli istituti di credito, zavorrati da 1.500 miliardi di euro di debiti pubblici di cui 686 miliardi provenienti dai Paesi in crisi, a soffrire di riflesso per la crisi dei Governi. Così ieri, quando la notizia del referendum greco ha messo in dubbio la stabilità di molti Stati europei, il boomerang è tornato al mittente: alle banche. Le italiane UniCredit, Intesa Sanpaolo e Montepaschi hanno perso in Borsa rispettivamente il 12,44%, il 15,8% e il 10,2%, le francesi SocGen, Bnp Paribas e Credit Agricole hanno bruciato il 16,23%, il 13,06% e il 12,53%, la tedesca Deutsche Bank ha ceduto il 7,97 pertcento.

Il crollo delle banche di tutta Europa ha due motivazioni: da un lato la Grecia, dall'altro l'Italia. Partiamo da Atene: ieri il primo ministro ha annunciato che proporrà una consultazione popolare sulle misure di austerità, mettendo in forse l'intero pacchetto di aiuti. Se a vincere fossero i «no», temono in tanti, per Atene non ci sarebbero molte alternative al default e all'uscita dall'euro. Questo fa paura: una volta rotto il tabù per la Grecia – temono tanti investitori – potrebbero romperlo altri Stati. Gli occhi si sono tutti puntati soprattutto sull'Italia, perché questo è l'altro sorvegliato speciale in Borsa: «Il mercato è da mesi che pone l'accento sul caso-Italia – osserva Antonio Guglielmi, responsabile banking team di Mediobanca –. Lo dimostra il fatto che ieri sono saliti soprattutto gli spread dei BTp».

Dal rischio-domino sugli Stati alla crisi delle banche, il passo è breve: gli istituti di credito sono infatti pieni di titoli italiani e di altri Paesi in difficoltà. Ormai nessuno si preoccupa più dei bond greci (le banche hanno in gran parte già contabilizzato le perdite): il timore è che nella rete della crisi caschi qualche pesce ben più grosso. Italia in primis. Non è un caso che a soffrire in Borsa siano state, ieri, soprattutto le banche più esposte proprio sui BTp. Intesa Sanpaolo – secondo i dati di Goldman – è la più "carica" in Europa: ne ha in bilancio per 58,1 miliardi di euro, pari al 132% del proprio patrimonio di vigilanza. Infatti ha perso il 15,8% in Borsa. Discorso analogo per UniCredit, seconda banca più esposta sull'Italia: ha in bilancio 48 miliardi di titoli di Stato italiani, pari all'83% del patrimonio di vigilanza. Verdetto a Piazza Affari: -12,44%. Poi c'è il Montepaschi, che di titoli di Stato ne ha 32 miliardi: ieri ha perso il 10,2%. La terza banca più "carica" di BTp è invece la francese Bnp Paribas: non è un caso che abbia perso il 13%.

La controprova che a pesare sul sistema creditizio in Borsa sia stato oltre al caso greco anche quello italiano, arriva dalle banche spagnole: la seduta è stata per loro molto meno negativa. Bbva ha perso il 3,99%, il Banco Santander il 4,76%. Segno che il mercato non vede in Spagna i maggiori problemi di contagio. L'avvertimento è chiaro: l'Italia deve reagire in fretta, prima che gli argini vengano rotti sul serio.
Il cerchio si chiude. Nel 2008 era stato il sistema bancario a mettere in difficoltà gli Stati: i Governi europei avevano dovuto spendere 2mila miliardi di euro, di cui solo 600 restituiti finora, per salvare le banche. Ma nel 2011 gli Stati sovrani hanno restituito il colpo: ora sono gli istituti di credito, zavorrati da 1.500 miliardi di euro di debiti pubblici di cui 686 miliardi provenienti dai Paesi in crisi, a soffrire di riflesso per la crisi dei Governi. Così ieri, quando la notizia del referendum greco ha messo in dubbio la stabilità di molti Stati europei, il boomerang è tornato al mittente: alle banche. Le italiane UniCredit, Intesa Sanpaolo e Montepaschi hanno perso in Borsa rispettivamente il 12,44%, il 15,8% e il 10,2%, le francesi SocGen, Bnp Paribas e Credit Agricole hanno bruciato il 16,23%, il 13,06% e il 12,53%, la tedesca Deutsche Bank ha ceduto il 7,97 pertcento.

Il crollo delle banche di tutta Europa ha due motivazioni: da un lato la Grecia, dall'altro l'Italia. Partiamo da Atene: ieri il primo ministro ha annunciato che proporrà una consultazione popolare sulle misure di austerità, mettendo in forse l'intero pacchetto di aiuti. Se a vincere fossero i «no», temono in tanti, per Atene non ci sarebbero molte alternative al default e all'uscita dall'euro. Questo fa paura: una volta rotto il tabù per la Grecia – temono tanti investitori – potrebbero romperlo altri Stati. Gli occhi si sono tutti puntati soprattutto sull'Italia, perché questo è l'altro sorvegliato speciale in Borsa: «Il mercato è da mesi che pone l'accento sul caso-Italia – osserva Antonio Guglielmi, responsabile banking team di Mediobanca –. Lo dimostra il fatto che ieri sono saliti soprattutto gli spread dei BTp».

Dal rischio-domino sugli Stati alla crisi delle banche, il passo è breve: gli istituti di credito sono infatti pieni di titoli italiani e di altri Paesi in difficoltà. Ormai nessuno si preoccupa più dei bond greci (le banche hanno in gran parte già contabilizzato le perdite): il timore è che nella rete della crisi caschi qualche pesce ben più grosso. Italia in primis. Non è un caso che a soffrire in Borsa siano state, ieri, soprattutto le banche più esposte proprio sui BTp. Intesa Sanpaolo – secondo i dati di Goldman – è la più "carica" in Europa: ne ha in bilancio per 58,1 miliardi di euro, pari al 132% del proprio patrimonio di vigilanza. Infatti ha perso il 15,8% in Borsa. Discorso analogo per UniCredit, seconda banca più esposta sull'Italia: ha in bilancio 48 miliardi di titoli di Stato italiani, pari all'83% del patrimonio di vigilanza. Verdetto a Piazza Affari: -12,44%. Poi c'è il Montepaschi, che di titoli di Stato ne ha 32 miliardi: ieri ha perso il 10,2%. La terza banca più "carica" di BTp è invece la francese Bnp Paribas: non è un caso che abbia perso il 13%.

La controprova che a pesare sul sistema creditizio in Borsa sia stato oltre al caso greco anche quello italiano, arriva dalle banche spagnole: la seduta è stata per loro molto meno negativa. Bbva ha perso il 3,99%, il Banco Santander il 4,76%. Segno che il mercato non vede in Spagna i maggiori problemi di contagio. L'avvertimento è chiaro: l'Italia deve reagire in fretta, prima che gli argini vengano rotti sul serio.
 

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