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Banche, nel 2015 più credito e M&A

Il 2015 sarà l’anno della (timida) ripresa del credito, ma insieme alla maggiore apertura dei rubinetti delle banche potrebbe arrivare anche qualche passo avanti nel processo di consolidamento del settore. Portavoce di questa esigenza è stato ieri, durante l’11° Annual Economia & Finanza organizzato dal Gruppo 24 Ore, Giuseppe Castagna, a.d. di una Bpm che da tempo sembra interessata alle opportunità presenti sul mercato: «In passato c’è stata una sostituzione di credito al capitale che ha acuito il problema della sottocapitalizzazione delle aziende italiane. Ma è anche vero che un numero eccessivo di banche può portare a un eccesso di credito. Abbiamo un numero di istituti che è un multiplo rispetto a quello di altri paesi occidentali. Dobbiamo decidere se ci piace di più avere tante banche territoriali oppure se un processo di consolidamento possa aiutare queste realtà a competere con i grandi gruppi» ha spiegato Castagna chiarendo a margine dell’evento che l’istituto milanese non sta valutando l’acquisizione di Banca Cesare Ponti, ma si sta comunque guardando attorno. 
Più cauto sulle prospettive di consolidamento è parso invece Francesco Favotto di Veneto Banca, reduce da un 2014 che ha visto sfumare l’ipotesi di aggregazione con la Popolare di Vicenza: «L’ideologia del grande è bello va calata poi nei contesti locali. Noi di Veneto Banca riteniamo di avere una dimensione giusta per i segmenti di imprese nostre clienti e cercheremo di mantenere questa coerenza» ha spiegato il presidente sottolineando di aspettarsi per il 2015 un lieve aumento nell’erogazione di credito, nell’ordine del 5%.
Certo dopo l’asset quality review europea, anche le imprese dovranno sforzarsi a sostituire il «bancocentrismo» spesso alimentato da relazioni personali, con una richiesta di credito basata sulla trasparenza dei piani di sviluppo: «Oggi per chiedere credito le imprese si devono attrezzare con un’informativa più qualificata e strutturata: servono previsioni sui flussi finanziari e business plan validati da attori indipendenti – ha spiegato Giuseppe Latorre di Kpmg -. La qualità e la trasparenza dell’informazione è essenziale per far ripartire il credito alle imprese».
Tuttavia è anche vero che i futuri livelli di erogazione del credito difficilmente potranno soddisfare le esigenze delle aziende. Anche per questo è interessante vedere come si comporteranno strumenti di finanza alternativa come i minibond, che ancora vivono una fase di impasse: «Ci sono 7.800 società con i requisiti per i minibond. C’è un futuro per questa asset class, ma il mercato deve essere sufficientemente grande da garantire liquidità – ha aggiunto Paolo Federici di Fidelity -. Da parte degli emittenti, i minibond non devono essere un modo di sfuggire al credito bancario, ma uno strumento per un salto di qualità».
Eppure i fondi internazionali, Fidelity e non solo, sembrano ancora condizionati dai limiti che il sistema-Italia oppone all’arrivo di investitori internazionali. «Esiste un certo pregiudizio diffuso e ingiustificato sull’Italia che, a mio avviso ha a che fare con una cattiva comunicazione. Eppure l’Italia appare ben attrezzata dal punto di vista dalla compliance» ha commentato Wolf Michael Kühne di Dla Piper Italia, intervenuto in una tavola rotonda sull’internazionalizzazione delle imprese italiane con Nazzaro Paroli di Brevini Power Transmission e Giampaolo Bruno dell’Ice. E se Marzio Perrelli, country manager di un colosso mondiale come Hsbc, vede opportunità per i servizi alle imprese più internazionalizzate (la sua banca studia per il 2015 un ingresso nel segmento delle aziende da 200 milioni a un miliardo di fatturato), Simone Bini Smaghi che è responsabile dello sviluppo di Arca Sgr torna a evidenziare i limiti dell’incertezza normativa, eterno freno agli investimenti in Italia: «I fondi pensione sono lo strumento più congeniale per andare a finanziare le infrastrutture ma ci vuole una cornice adeguata – spiega – Gli ultimi provvedimenti del governo non vanno nella giusta direzione. Abbiamo bisogno di fondi pensioni più grandi, ma sopratutto di uno scenario di chiarezza».
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