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Banche, moratorie in discesa Solo il 5% diventa sofferenza

È ancora presto per dire quale sarà per i conti delle banche l’impatto finale delle moratorie sui prestiti concessi a imprese e privati per arginare la crisi indotta dalla pandemia. Ma dai dati finora disponibili arrivano segnali rassicuranti: la temuta esplosione dei nuovi Npl, che ancora a ottobre il capo della Vigilanza Bce Andrea Enria stimava fino a 1,3 trilioni in Europa nello scenario peggiore, non ci sarà.

I crediti in sofferenza sono ovviamente destinati ad aumentare rispetto ai livelli pre-crisi, ma con impatti molto più contenuti rispetto ai timori della Vigilanza. «I dati sono rassicuranti rispetto a inizio crisi, quando alcuni temevano che il 50% dei crediti in moratoria si trasformasse in Npl per le banche europee – commentano gli analisti di Scope Rating – mentre in Francia, Germania e Italia sono rimasti sotto al 5% e solo in Grecia e Irlanda hanno superato il 10%». I dati si riferiscono al primo trimestre del 2021 e c’è attesa per verificare se questo trend si è mantenuto anche nei tre mesi successivi. Per saperlo bisognerà attendere la prossima settimana, quando le prime banche europee inizieranno ad annunciare i conti semestrali. Ma già da ora, almeno per quanto riguarda l’Italia, le indicazioni informali che Il Sole 24 Ore ha raccolto da fonti delle principali banche sembrano rassicuranti.

I dati del semestre sono di particolare rilievo poiché il volume totale dei crediti attualmente oggetto di moratoria si è ridotto sensibilmente. Secondo gli ultimi dati della task force Mef-Mise-Bankitalia-Abi-Sace-Mcc, «alla fine di giugno erano ancora attive moratorie (ex lege e volontarie) per un valore complessivo di circa 83 miliardi, pari a circa il 30% di tutte le moratorie accordate da marzo 2020 che ammontano a circa 280 miliardi».

Se la situazione non è quella drammatica paventata a inizio crisi, la graduale uscita dal regime delle moratorie sui crediti è attentamente monitorata dalle banche perché le ultime moratorie sono quelle relative ad aziende più in crisi e con rating peggiori già prima della pandemia. Inevitabilmente, dunque, lo stock finale dei prestiti ancora in moratoria avrà un tasso di default più elevato del 5%.

Secondo l’ultimo rapporto di Pwc, i crediti Stage 2 (prestiti in bonis ma un “gradino” prima del deterioramento, Ndr) delle principali banche italiane «sono cresciuti nel 2020 di circa 64 miliardi di euro arrivando a rappresentare mediamente il 14% del totale portafoglio crediti. A fine marzo 2021 risultavano classificati a Stage 2 rispettivamente oltre il 30% dei crediti in moratoria e oltre il 10% dei prestiti con garanzia pubblica». Sempre secondo le previsioni di Pwc, «la pandemia avrà sicuramente un impatto significativo sullo stock di Npe: il mercato si aspetta tra 80-100 miliardi di nuovi flussi di Npe nei prossimi 24-30 mesi».

Potrebbero essere di meno, si confida in ambienti bancari, se la gradualità della fine delle moratorie insieme alle riaperture estive di tutte le attività consentiranno al settore del turismo-ristorazione-alberghiero di riprendersi. «Guardiamo alla situazione con prudente ottimismo – commenta un banchiere – soprattutto se saranno confermate le nuove stime di vera ripresa dell’economia per il 2021 e ancora di più per il 2022».

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