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Banche, a metà marzo l’addendum Bce

La presidente della Vigilanza europea, Danièle Nouy, tira dritto sulla stretta riguardante i crediti deteriorati delle banche. La versione definitiva dell’addendum alle linee guida del Meccanismo unico della Bce (Ssm), molto contestata in Italia e bersagliata da rilievi formali dell’Europarlamento e del Consiglio Ue, sarà pubblicata a metà marzo. In ogni caso, prima della prossima audizione trimestrale della stessa Nouy al parlamento di Strasburgo.

Secondo la Vigilanza unica non c’è tempo da perdere, perché l’economia di Eurolandia sta attraversando una fase positiva che va sfruttata. Occorre affrontare due priorità chiave tra loro correlate: la bassa redditività delle banche e il risanamento dei bilanci. E i Non performing loan (Npl) sono un aspetto chiave del risanamento. L’istituzione ha calcolato che a fine settembre i crediti deteriorati ammontavano a 760 miliardi di euro. Nonostante si tratti di 200 miliardi in meno rispetto a quando era iniziata la manovra di riduzione, «restano un grande problema», ha sottolineato Nouy, perché frenano la redditività e la capacità delle banche di erogare prestiti, oltre a creare incertezza. «Le banche», ha insistito, «devono sfruttare questa fase economica positiva per ridurli. Le banche si tengano pronte».

Ma bisognerà vedere come si porranno le altre istituzioni comunitarie. La presidente e la sua vice, Sabine Lautenschlaeger, ritengono di avere al loro fianco la Commissione. Tuttavia sia il parlamento sia il Consiglio Ue hanno mosso rilievi, attraverso i loro servizi giuridici, sul fatto che la prima versione dell’addendum vedeva la Vigilanza spingersi oltre il suo mandato, emanando quelle che apparivano norme a carattere generale. «Abbiamo messo le migliori menti legali a nostra disposizione per chiarire nel modo più assoluto che l’addendum non è vincolante», ha replicato Nouy assicurando che l’istituzione si muove nell’ambito del suo mandato. Inoltre, secondo Lautenschlaeger, «la Commissione ha confermato che le nostre valutazioni possono risultare in misure prudenziali sui singoli casi banca per banca, se riteniamo che vi siano rischi addizionali da coprire. L’addendum è solo un punto di partenza da cui valutiamo caso per caso, non ci sono automatismi».

In generale, ha concluso Nouy, gli istituti di credito «devono mettersi in condizione di migliorare la loro redditività, ma, qualunque cosa facciano in questa direzione, devono farlo con un attento bilanciamento tra rischi e profitti. Quindi ci attendiamo che le banche investano in solidi sistemi di gestione del rischio».

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