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Banche, meno vincoli sui prestiti. La Bce allenta la stretta fino al 2021

La Bce interviene ancora una volta sulle banche per consentire loro di non restringere il credito alle imprese, in una fase in cui è fondamentale che il denaro arrivi in maniera costante e fluida all’economia reale in tutta l’Eurozona. I rischi che la pandemia di Covid-19 sta creando sull’economia vengono contrastati dalla Bce con un allentamento dei requisiti circa la «leva finanziaria», ovvero quanto le banche possono prestare in relazione al patrimonio. Tecnicamente, è stata decisa «l’esclusione temporanea di alcune esposizioni verso banche centrali dal calcolo delle misure di esposizione totale delle banche», in particolare banconote, monete e depositi presso la stessa Bce.

In sostanza, le banche potranno prestare di più, con meno capitale. Sempre che le imprese, poi, questo denaro facile — disponibile a tassi minimi — lo spendano. Secondo un’analisi di Barclays, il surplus di liquidità è aumentato di 1.200 miliardi di euro da metà marzo, e altri mille miliardi in più sono attesi entro metà 2021 grazie ai programmi di acquisto di titoli della Bce. Solo che — sottolineava ieri Unicredit in un report — sono le imprese a non impiegarli per nuovi investimenti ma li tengono in cassa per far fronte a imprevisti o per pagare debiti preesistenti.

La mossa del consiglio direttivo della Bce presieduto da Christine Lagarde, in accordo con la Vigilanza guidata da Andrea Enria, si basa sul presupposto che esistono ancora «circostanze eccezionali» causate dal Covid, che richiedono un intervento dell’autorità monetaria. «La situazione determinata dalla pandemia di coronavirus ha colpito tutte le economie dell’area dell’euro in modo profondo e senza precedenti. Questa situazione ha determinato la continua necessità di un elevato grado di accomodamento della politica monetaria, che a sua volta richiede il funzionamento ininterrotto del canale di trasmissione della politica monetaria, che si basa sulle banche». Il provvedimento varrà fino a giugno 2021 e si affiancherà quindi ai programmi di creazione monetaria attraverso l’acquisto di titoli (il «Pepp» e il «Tltro III») il mantenimento sotto zero dei tassi.

La spinta è ancora una volta affinché le banche immettano denaro nell’economia reale. Ma i segnali di ripresa mondiale sono ambivalenti.

Proprio ieri l’americana Fed ha mostrato prudenza sui tempi della ripresa negli Stati Uniti, per di più senza varare nuove misure di stimolo dell’economia. La linea prudente della Fed guidata da Jerome Powell — che ha richiamato ancora una volta la necessità di aiuti statali — così come le indicazioni della capoeconomista della Banca Mondiale, Carmen Reinhart, secondo la quale ci vorranno fino a cinque anni per riprenderci dalla recessione post-Covid, hanno prodotto i suoi effetti ieri sui listini europei, chiusi tutti in negativo. L’indice Ftse Mib della Borsa di Milano è risultato il peggiore in Europa con un calo dell’1,1%, nonostante lo spread continui la sua discesa chiudendo ieri a 145 punti sul Bund. Ieri sera intanto in Spagna — ulteriore mossa sollecitata dalla crisi — i consigli di CaixaBank e Bankia hanno approvato la fusione. Lo Stato spagnolo avrà il 14% del colosso da 650 miliardi di euro di asset.

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