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Banche, ecco il maxi fondo Sga per quattro miliardi di crediti

Un fondo compartecipato dalle banche in cui convogliare fino a 4 miliardi potenziali di crediti semi-deteriorati di natura immobiliare. Iniziano a prendere forma i contorni dell’iniziativa della Sga, il veicolo del Tesoro, tesa ad alleggerire il fardello di inadempienze probabili delle banche italiane, e a favorirne un ritorno in bonis.
A quanto risulta a Il Sole 24Ore, il dossier, che è stato avviato a dicembre, starebbe facendo importanti passi avanti. Tanto da aver registrato l’interesse di alcuni banche medio-grandi italiane: tra queste ci sono Mps, BancoBpm, Ubi e Carige, a cui si aggiungono le due ex banche Venete finite dentro Sga.
Il progetto, anticipato dal Sole 24 Ore lo scorso 26 gennaio, è ancora in fase di studio ma lo schema di massima sarebbe oramai tracciato. E prevede che il fondo acquisisca portafogli di crediti immobiliari dalle banche coinvolte a fronte dell’attribuzione di quote azionarie del fondo stesso: quote che corrisponderebbero al valore (adeguatamente svalutato) degli Utp conferiti. Così facendo, le banche avrebbero il beneficio di deconsolidare i crediti deteriorati dal bilancio senza perdite. Ma nel contempo manterrebbero, tramite la partecipazione al capitale del fondo, la possibilità di godere del potenziale recupero di valore dei crediti nel corso del tempo, ed evitare così la cessione a prezzi stracciati a terzi.
Il piano interessa nello specifico solo portafogli di piccolo taglio di inadempienze probabili (i cosiddetti unlikely to pay) con un focus specifico sul real estate. Si tratta ad esempio di crediti verso aziende alle prese con sviluppi immobiliari interrotti, dall’alberghiero al commerciale al residenziale. Un bacino potenziale che, per la banche coinvolte, oggi è stimato nel complesso attorno a 4 miliardi circa lordi.
La definizione della potenza di fuoco finale del fondo (comunque attesa nell’ordine di qualche miliardo), e l’assegnazione delle rispettive quote alle banche arriveranno solo a valle del processo di adesione e di valutazione degli Utp, che ovviamente dovranno essere stimati su base omogenea, visto che possono essere prezzati in maniera diversa da banca a banca. Altro tema da definire è quello della fronting bank, ovvero del soggetto che si occuperà della gestione fisica del rapporto con i clienti: diversamente dalle sofferenze (che sono clienti oramai entrati in default) gli unlikely to pay riguardano rapporti commerciali vivi, e per questo sono trattati con grande attenzione dalle banche creditrici.
Di certo lo schema del fondo-Utp rappresenta di fatto una sorta di terza via rispetto alla classica vendita dei crediti a operatori specializzati o rispetto al recupero interno agli istituti. E costituisce uno schema replicabile, e potenzialmente in grado di aiutare a sciogliere il nodo dei crediti non performing e dare supporto al tessuto economico. Il fondo può raccogliere sul mercato risorse fresche da iniettare nelle aziende target per dare ossigeno alle ristrutturazioni. Sga sarebbe il soggetto ideale per svolgere tale compito: il veicolo controllato dal Tesoro si approvvigiona sul mercato con emissioni obbligazionarie a costi paragonabili a quelli dello Stato. Non è un caso del resto che nei giorni scorsi abbia collocato un senior bond unsecured a 5 anni da 250 milioni di euro, e che punti a raccogliere nel complesso 1 miliardo. Partner di Sga nell’operazione sono Prelios sgr (che agirà nel ruolo di servicer immobiliare), Bain & Co (per la parte industriale del progetto), lo studio RccLex (per gli aspetti legali) mentre Cba è in pole per il ruolo di valutatore immobiliare.

Luca Davi

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