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Banche maxi-centri di consulenza

I sindacati dei bancari ieri a Palazzo Altieri si sono cimentati nella scommessa, molto apprezzata da Abi, di affiancare alla tradizionale piattaforma rivendicativa un documento intitolato «Per un modello di banca al servizio dell’occupazione e del paese». Le distanze tra le parti rimangono abissali, come è stato ribadito, al punto che nei giorni scorsi i banchieri hanno invocato una maggiore vicinanza del Governo al negoziato.
Da un certo punto di vista il documento è una sorta di piattaforma parallela che cerca di fare passare certi ragionamenti sul ruolo delle banche. Una riflessione molto utile e puntuale che però non ha molto a che vedere con il contratto, salvo che per le ricadute sull’organizzazione del lavoro che potrebbero derivare dalle proposte dei sindacati. Non vi è infatti nessuna traduzione concreta in termini di misure e disponibilità su un tema come gli inquadramenti. Si tratta comunque di una modalità innovativa che apre il negoziato a una discussione ampia sul settore, al di là del contratto tout court. Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi spiega: «Vogliamo condividere con la controparte un modello di banca per creare ricavi, nuove attività e nuova occupazione. Vogliamo salvaguardare posti di lavoro e contemporaneamente potere d’acquisto dei lavoratori. Ci aspettiamo risposte concrete prima sulla piattaforma e poi sul modello di banca, fatto salvo che l’unica piattaforma è quella approvata dai lavoratori. Sul costo del lavoro le banche sono già pesantemente intervenute, adesso vogliamo risposte chiare sulle consulenze e sugli alti stipendi dei manager».
Il documento ruota intorno a 3 temi: nuovo modello di banca, nuova occupazione e contrattazione e salario. Nel testo si legge che «il settore a fine 2015 potrebbe arrivare a contare meno di 300mila dipendenti contro i 338mila degli anni precedenti la crisi. In Italia a differenza di altri Paesi europei come la Germania si è ridotto maggiormente il numero dei dipendenti che quello delle filiali». Per questo bisogna cambiare rotta. È sull’occupazione, innanzitutto, che serve invertire il trend. Per Agostino Megale, segretario generale della Fisac, «Abi si deve scordare di contrapporre occupazione a salario: il contratto dovrà avere come priorità assoluta la difesa dell’occupazione e dei salari. Noi proponiamo un modello di banca che, nel difendere l’occupazione e l’area contrattuale che rivendichiamo nella nostra piattaforma, è capace di guardare all’interesse generale del nostro paese».
Il settore bancario per i sindacati non è stato in grado di definire percorsi di sviluppo adeguati al nuovo contesto. Agisce prevalentemente in una logica di riduzione dei costi, con abbattimento del numero degli sportelli e dei dipendenti. Giulio Romani, segretario generale della Fiba, spiega che «pur condividendo con Abi l’analisi di un settore in sofferenza ci distinguiamo per le soluzioni, che non possono essere la riduzione del personale e del reddito. Ma scelte che producano ricavi e nello stesso tempo, sviluppo per il paese». Una proposta che, aggiunge Massimo Masi, segretario generale della Uilca, «è costruita su dati e numeri precisi, diversamente dai piani delle banche che vengono presentati a ripetizione, senza raggiungere gli obiettivi prefissati. Il modello organizzativo dovrà essere pensato caso per caso».
Banche al servizio del paese per i sindacati significa che i bancari dovranno essere sul territorio e occuparsi di un’ampia rosa di attività che vanno dal fido alla consulenza strategica all’impresa. In particolare i sindacati hanno ricordato ai banchieri che in Italia ci sono 4 milioni di piccole e medie imprese da sostenere per favorire la loro crescita dimensionale. Questo apre spazio a quelli che i sindacati chiamano i centri di consulenza su processi di concentrazione, operazioni di ricapitalizzazione, processi di innovazione, assistenza alle quotazioni in borsa, alle esportazioni, ma anche fiscale e normativa. La riforma del sistema bancario per i sindacati passa poi dallo scorporo tra banca commerciale e banca d’investimento, la costituzione di consorzi di back office e di consorzi di banche per realizzare le infrastrutture utili al paese. Il 23 giugno le risposte di Abi.
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