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Banche mancano 2,6 miliardi di utili

L’agosto delle banche è stato più tranquillo rispetto a un anno fa. La guardia montata a Francoforte dalla Bce sulla tenuta dell’euro e sulle minacce provenienti dai debiti sovrani hanno tenuto lontano gli incubi del 2011. Ma con un Paese in recessione e una crisi che appare ancora lontana dall’essere superata, i bilanci dei principali istituti di credito non potevano che fotografare una condizione stentata, dove i crediti concessi spesso non si sa se saranno restituiti. Con una concreta preoccupazione sul fronte occupazionale in vista dei prossimi mesi, le banche giocano in difensiva e con grande cautela accantonano e svalutano. Sembrano questi i due verbi più usati in sede di presentazione dei dati della prima semestrale 2012, che i grandi istituti italiani hanno mandato in archivio nei giorni scorsi.
Per tutti, o quasi, il punto più positivo dei bilanci è nel patrimonio: effetto dei recenti aumenti. Ma il confronto con il 2011 è impietoso: allora si realizzarono 3.468,2 milioni di utili, quest’anno 797,1. Mancano all’appello 2,671 miliardi. Ecco, in sintesi e con l’aiuto delle tabelle che trovate in alto, come sono andati i primi sei mesi.
Unicredit
L’utile netto del gruppo è sceso del 18 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2011, passando da 1,321 miliardi a 1.083 milioni. In cassa mancano 238 milioni — non è poco, ma sono aumentate le rettifiche su crediti — eppure, l’aver comunque portato a casa oltre un miliardo di utile netto nel semestre è motivo di soddisfazione per il ceo Federico Ghizzoni, che fra un po’ dovrà cominciare a coniugare le legittime aspirazioni di un dividendo da parte dei grandi soci con le esigenze funzionali del gruppo. Netto il diverso trend dei primi tre mesi, rispetto ad aprile, maggio e giugno. In quest’ultimo periodo la frenata è stata più marcata: l’utile netto che nel secondo trimestre 2011 era di 511 milioni è crollato a 169 milioni (-66,9 per cento). Un salto ancor più ampio se si considerano i primi tre mesi del 2012 (914 milioni di utile), con i secondi tre: in questo caso la diminuzione arriva all’81,5 per cento.
IntesaSanpaolo
La banca con più sportelli in Italia sembra tenere meglio dei concorrenti nel periodo più difficile. L’utile netto, pure in contrazione, scende meno che altrove: rispetto al primo semestre 2011 mancano 128 milioni (-9,1 per cento) e la dinamica dei due primi trimestri dell’anno evidenzia il tentativo di accompagnare un rallentamento delle dinamiche economiche più che una brusca frenata: l’utile netto è infatti passato dagli 804 milioni di gennaio-febbraio-marzo ai 470 milioni di aprile-maggio-giugno. Alla presentazione dei conti Intesa ha sottolineato l’obiettivo prioritario di una «redditività sostenibile», che ben fotografa il tentativo di accompagnare il sistema-Italia al di fuori di questa pesantissima crisi. I cui rischi si leggono alla voce «rettifiche su crediti» che, rispetto al 2011, aumentano di un terzo, da 1.505 a 2.055 milioni.
Monte dei Paschi
La banca più in crisi, il grande malato, ha mandato in archivio una perdita pari a 1,617 miliardi di euro per effetto della svalutazione di poste legate agli avviamenti e agli attivi finanziari. Incontrando gli analisti, l’amministratore delegato Fabrizio Viola ha sottolineato la sua speranza, che questo giro di svalutazioni sia l’ultimo e il definitivo. Sono in molti a sperarlo, perché sulla terza banca italiana si sommano anni di gestioni discutibili, come ha evidenziato l’attuale presidente, Alessandro Profumo. Lo sprone di Profumo («non guadagniamo un euro») e il contemporaneo invito al cambiamento non sono passati inosservati a Siena, dove il grande azionista della banca, la Fondazione Mps, in 17 anni ha dilapidato un capitale che nel 1995 ammontava a 2,7 miliardi di euro.
Banco Popolare
Pier Francesco Saviotti ha rimesso in moto la macchina. Ma la salita è ripida: se il margine di interesse aumenta del 2,9 per cento a 916 milioni e le commissioni nette del 3,5 per cento a 678 milioni, il risultato del periodo crolla da 189,5 milioni dei primi sei mesi del 2011 a 28,9 milioni dell’ultima semestrale (-84,7%). Però l’istituto veronese ha messo a posto la solidità patrimoniale, che garantisce la tenuta di lungo periodo: approvati i modelli avanzati sul rischio creditizio dalla Banca d’Italia, il Banco Popolare ha visto l’indicatore Core Tier 1 schizzare dal 7,1% al 10,2%, ben oltre lo steccato fissato dall’Eba e al riparo da aumenti.
Ubi
Anche Ubi ha beneficiato dell’approvazione da parte della Banca d’Italia dei propri modelli avanzati di stima sul rischio creditizio. Un fattore che ha permesso al gruppo di elevare il Core Tier 1 al 10,24 per cento, anche in questo caso oltre i livelli fissati dall’Eba. L’utile netto, che nel 2011 ammontava a 251,7 milioni, è sceso a 159,5 milioni (-36,6%). Brusco il rallentamento nel secondo trimestre dell’anno quando l’utile netto è passato dai 105 milioni dei primi tre mesi ai 54 dei secondi tre. Ubi è sulla strada del recupero della normalità: la diminuzione sensibile dell’apporto delle componenti straordinarie al bilancio (da 182 a 39 milioni), indicano che la direzione è giusta.
Popolare Milano
In Piazza Meda si avverte l’effetto della discontinuità. Il cambio di presidente e di guida operativa hanno inciso fin dall’inizio del 2012 sul presente della Bpm, una delle banche più compresse degli ultimi anni. Così la prima semestrale firmata da Piero Luigi Montani mette in evidenza la flessione dei costi (-9%) e l’aumento dei ricavi (+6,3%). Il risultato della gestione è positivo per 296 milioni di euro, a cui però si sono dovute sommare algebricamente sia le rettifiche di valore per il deterioramento dei crediti (134 milioni) che le rettifiche sugli avviamenti (360 milioni). Così il risultato netto è negativo per 131,3 milioni, ma il futuro appare meno ripido.

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