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Banche, lo stock Npl si avvicina alla media Ue

Il settore bancario italiano si prende qualche soddisfazione, perchè l’impegno in atto da mesi per ridurre lo stock dei crediti in sofferenza sta cominciando a dare i frutti. Il bollettino mensile dell’Associazione bancaria italiana, diffuso ieri, ha evidenziato il target raggiunto a fine luglio, con uno stock di sofferenze nette sceso a 65,8 miliardi rispetto al picco di 89 miliardi del 2015 e la soglia di 71,2 miliardi di giugno 2017. È chiaro che via via che grandi operazione di cessione degli Npl, come quella completata da Unicredit nel corso dell’estate, vengono realizzate il miglioramento sui dati complessvi diventa sensibile. Ma l’aspetto che forse rileva di più in questa fase è l’incidenza delle sofferenze nette rispetto agli impieghi totali. A fine luglio questo rapporto è sceso finalmente sotto il 4 per cento, fermandosi al 3,82 per cento contro il 4,74 per cento dell’agosto 2016. La soglia del 3% è importante perchè, come ha ricordato ieri il membro del consiglio di vigilanza della Bce, Ignazio Angeloni, l’obiettivo cui l’Italia deve tendere è l’allineamento alla media europea nel rapporto tra sofferenze e impieghi: e quella media, per quanto riguarda i crediti in sofferenza netti, è pari al 3 per cento. Dunque, l’aspetto importante è legato al fatto che quel traguardo si sta avvicinando: se si considerano operazioni come la cessione degli Npl di Mps, che ha interessato 28 miliardi di crediti non performing lordi, ed è stata formalizzata ad agosto, assieme ad altre che sono in dirittura di arrivo nei prossimi mesi, la prospettiva di chiudere l’anno con sofferenze nette attorno a 55-58 miliardi non è remota. E al quel punto quel rapporto sarebbe molto vicino al 3 per cento. Da qui si spiega la soddisfazione espressa ieri dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. «I crediti deteriorati netti si sono ridotti del 25% in sette mesi e questo era un dato inimmaginabile per i tanti critici e detrattori dell’Italia – ha commentato ieri- evidenziano lo sforzo che il sistema bancario italiano sta compiendo per sostenere la crescita italiana con mutui e prestiti a famiglie e imprese. Noi la nostra parte la stiamo facendo in pieno».
Il rovescio nella medaglia, però, sta nell’andamento dei prestiti bancari che pur continuando a mostrare segnali di crescita, seppure contenuta, da otto mesi a questa parte indicano una sostanziale staticità sul versante del credito alle imprese. A fine agosto il valore complessivi dei presti a famiglie e imprese segnava un aumento dell’1,1 per cento. Ma se si entra nel dettaglio del comparto imprenditoriale, il dato si ferma a un +0,5 per cento.
Continua il trend di caduta della raccolta, in particolare per l’effetto della contrazione dei bond bancari: le emissioni bancarie netti nei primi sette mesi del 2017 sono calate di quasi 20 miliardi; tra luglio e agosto 2017 la flessione è stata di circa 4 miliardi, da 310 a 306 miliardi di euro.

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