Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche, lo Stato può imporre aumenti di capitale

Gli Stati sono legittimati a imporre aumenti di capitale alle banche, anche contro la volontà degli azionisti, in situazioni di gravi turbolenze economiche e del sistema finanziario. Lo ha stabilito ieri la Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-41/15, Gerard Dowling e a. / Minister for Finance, respingendo il ricorso presentato dagli azionisti di una banca irlandese, Ilp, che venne sottoposta a una procedura di questo genere nel 2010.
Gli interessi degli azionisti e dei creditori, hanno sentenziato i giudici europei, non possono essere ritenuti prevalenti in ogni circostanza rispetto all’interesse pubblico alla stabilità del sistema finanziario.

La giustizia irlandese aveva concluso, sulla base di un bilanciamento delle probabilità, che la Ilp non avrebbe potuto aumentare il proprio capitale minimo regolamentare dell’importo richiesto, cosicché la mancata ricapitalizzazione nel termine previsto avrebbe portato a un’insolvenza che avrebbe avuto gravi conseguenze per l’Irlanda e che avrebbe probabilmente aggravato la minaccia incombente sulla stabilità finanziaria di altri Stati membri e dell’Unione. La High Court irlandese ha poi chiesto alla Corte di giustizia Ue se la direttiva europea in materia osteggiasse all’emissione di un’ordinanza ingiuntiva come quella adottata nel caso di specie. La Corte pone l’accento sulle circostanze che hanno portato all’adozione di tale ordinanza ingiuntiva. I giudici europei sottolineano, in particolare, che all’esito di un bilanciamento degli interessi in gioco, il giudice del rinvio è giunto alla conclusione che, a seguito della decisione dell’assemblea generale straordinaria della Ilp di rigettare la proposta di ricapitalizzazione avanzata dal ministro, l’ordinanza ingiuntiva era il solo mezzo per garantire, entro il 31 luglio 2011, la ricapitalizzazione della Ilp necessaria per evitare l’insolvenza di tale istituto finanziario e per prevenire così una grave minaccia per la stabilità finanziaria dell’Unione.

La Corte rileva che la direttiva mira ad assicurare un’equivalenza minima nella protezione degli azionisti e dei creditori delle società per azioni. Le misure previste da tale direttiva riguardanti la costituzione di dette società, nonché la salvaguardia, l’aumento e la riduzione del loro capitale garantiscono la protezione sopra ricordata dinanzi ad atti adottati da organi delle società stesse, e concernono dunque il funzionamento ordinario di queste ultime. Tuttavia, la Corte osserva che l’ordinanza ingiuntiva costituisce una misura eccezionale che si inserisce in una situazione di grave perturbamento dell’economia e del sistema finanziario di uno Stato membro e che mira a rimediare a una minaccia sistemica per la stabilità finanziaria dell’Unione. La Corte conclude che la direttiva non osta a una misura a carattere eccezionale (come l’ordinanza ingiuntiva) che, in una situazione di grave perturbamento dell’economia e del sistema finanziario di uno Stato membro, viene adottata dalle autorità nazionali senza l’approvazione dell’assemblea generale di una società, allo scopo di evitare un rischio sistemico e di garantire la stabilità finanziaria dell’Unione. Sebbene vi sia un evidente interesse pubblico a garantire, in tutta l’Unione, una tutela forte e coerente degli azionisti e dei creditori, tale interesse non può essere ritenuto prevalente, in ogni circostanza, rispetto all’interesse pubblico consistente nel garantire la stabilità del sistema finanziario istituito dai Trattati dell’Unione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa