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Banche, l’ipotesi di dividere le attività Verso nuove regole per le Popolari

«Sicuramente ci sarà una revisione dei provvedimenti sul credito cooperativo e sulle banche popolari», ma soprattutto «stiamo già maturando la consapevolezza e la valutazione che sia opportuno distinguere tra banche che erogano credito, caratterizzate a livello locale e le banche di investimento, più votate alla speculazione». Il neopresidente del Consiglio, Giuseppe Conte annuncia la controriforma del credito bancario.

Torna in discussione, dunque, il Testo Unico Bancario messo a punto da Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, che riformava la Legge bancaria del ‘36 sposando il modello della banca «universale», un istituto che raccoglie risparmio e lo impiega anche a medio e lungo termine, fino ad allora un’attività riservata agli istituti «speciali». Conte non è sceso nei dettagli, ma ha sottolineato che «c’è da distinguere» tra i due tipi di attività, lasciando ipotizzare che si arrivi alla loro separazione, e a due tipi di controllo diverso. «Questa sensibilità non è solo la nostra, molti esperti del settore rimarcano l’opportunità di operare una distinzione sul piano della disciplina» dice Conte.

In modo inatteso la prima apertura arriva proprio da Carlo Cottarelli, presidente del Consiglio incaricato per pochi giorni, tra la rinuncia e la successiva accettazione dell’impegno da parte dello stesso Conte. «Negli ultimi anni c’è stata forse un po’ troppa deregolamentazione nel settore finanziario, e tornare a ragionare su questi aspetti non è sbagliato. Anche se mi pare difficile — ha detto Cottarelli a Porta a Porta — che l’Italia possa procedere da sola in questo frangente».

Contrastate, invece, sono le reazioni del mondo bancario all’annunciata revisione della riforma delle popolari e delle banche di credito cooperativo. Le prime, che non hanno mai digerito la trasformazione in spa imposta dal governo Renzi, hanno accolto l’annuncio di Conte con soddisfazione. Al contrario le Bcc, che subito dopo la riforma hanno iniziato un processo di concentrazione imponente, chiedono di non rimettere tutto in discussione.

La Federazione delle casse rurali e delle Bcc e la Confcooperative si dicono pronte a sedersi ad un tavolo e a discutere con il governo. Ma respingono l’idea di una moratoria di diciotto mesi sul processo di aggregazione sollecitata, ancora prima di Conte, dai parlamentari della Lega Nord, Giancarlo Giorgetti e Alberto Bagnai. Le dichiarazioni di Conte, dice Giulio Magagni, presidente dell’Iccrea, uno dei poli sui cui si stanno aggregando le Bcc, «destano preoccupazione. Chiediamo con urgenza un incontro. Uno slittamento della riforma comporterebbe anche rischi per l’economia locale».

«La riforma Renzi ha rovinato non solo le popolari che si sono dovute trasformare in spa, ma anche le piccole imprese che ricevono il credito dalle banche del territorio» dice Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari, invitando l’esecutivo a rimuovere l’obbligo per le popolari di trasformarsi in spa una volta superati gli 8 miliardi di patrimonio.

Mario Sensini

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