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Banche, l’inefficienza inizia in cda oggi troppe poltrone e poco estero

«L a ripresa dell’economia italiana ha bisogno di un settore bancario in salute e attento alle opportunità che offre il mercato, non ripiegato su stesso. Le banche devono rivedere in modo critico il loro ruolo e attrezzarsi con consigli e sistemi di governance che le rendano più competitive». A parlare è Stefano Modena, vice presidente di GC Governance Consulting, autore della ricerca “La governance nel settore bancario”. L’analisi, che è stata condotta analizzando tutti i 17 gruppi bancari quotati, ha evidenziato come il buon governo societario sia il presupposto per far uscire il settore dalla difficile situazione in cui si trova. In tre casi (Intesa Sanpaolo, Bpm e Ubi Banca), gli istituti hanno adottato il sistema duale; in tutti gli altri è stato mantenuto quello tradizionale. «Non esiste un sistema migliore in assoluto. Il sistema dualistico ha il grande pregio di assicurare una forte attività di controllo e consentire una gestione snella ed efficace (i consigli di gestione hanno infatti in media 8 componenti, circa la metà rispetto ai 15 dei cda tradizionali, ndr); nel sistema tradizionale, invece, i consigli, quando hanno un numero troppo elevato di componenti, diventano inefficienti o inutili», prosegue Modena. Discorso a parte merita il tema della “diversity”: analizzando le relazioni corporate governance 2013 risulta che, in media, la componente femminile pesa solo il 16%, con differenze significative che variano da un minimo del 4% (del

Banco Popolare) a un massimo del 27% (di Banca Profilo), mentre la presenza internazionale è mediamente del 7%. “In particolare, 13 delle 17 banche quotate non hanno alcun consigliere internazionale”, illustra Modena. Gli istituti che hanno infatti dei consiglieri internazionali sono solo Unicredit, Mediobanca, Banca Carige e Mps. «Portare esperienze da Paesi più sviluppati e una sensibilità nuova rispetto a un mondo storicamente maschile potranno dare un impulso importante al riassetto del settore», commenta l’esperto. Un cenno va poi ai compensi: quelli dei consigli variano da un minimo di circa 700.000 euro del Credito Emiliano a un massimo di 6,5 milioni di Unicredit, con una media di 2,3 milioni, compresa la remunerazione dell’ad, che risulta essere in media di 854.000 euro, con punte che sfiorano i 2 milioni nel caso della banca di Piazza Gae Aulenti. Sotto il profilo della remunerazione resta quindi ancora molto da fare. «Le disparità registrate non sono sempre giustificate e con il tempo dovrebbero essere ridotte. Non si tratta di fissare delle regole sugli importi ma di stabilire alcuni criteri oggettivi», spiega Modena, che poi conclude dicendo che «l’analisi condotta sulla governance delle banche italiane quotate mette in evidenza una buona situazione che ha comunque evidenti punti di miglioramento».

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