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Banche, l’ignoranza non scusa

Nessuna scappatoia per le banche nella vendita dei titoli a rischio. L’informazione che devono fornire ai clienti deve essere completa e «richiede sia una conoscenza preventiva adeguata del prodotto finanziario, alla luce di tutti i dati disponibili che ne possono influenzare la valutazione effettiva della rischiosità (per esempio, rating; offering circular; caratteristiche del mercato dove il prodotto è collocato), senza che possa giustificarsi il deficit delle informazioni assunte dall’intermediario sulla base della dimensione locale di esso e della non partecipazione diretta alla vendita di titoli, sia un’informazione delle caratteristiche del prodotto, concreta e specifica».
Ad affermare il principio di diritto, cui dovrà uniformarsi la Corte d’appello, che ha visto annullata la sentenza di secondo grado, è la Corte di cassazione con la sentenza n. 8619 della Prima sezione civile depositata ieri.
La pronuncia ha accolto il ricorso presentato da un risparmiatore che aveva acquistato a più riprese bond Cirio per una cifra complessiva di poco superiore a centomila euro. Gli acquisti si erano protratti sino a ridosso della data del default.
In primo grado la domanda di risarcimento, avanzata sostenendo di non essere stato informato sulle caratteristiche del titolo e sui rischi dell’operazione, era stata accolta. Tuttavia la Corte d’appello aveva ribaltato il giudizio valorizzando, tra l’altro, la propensione al rischio del risparmiatore.
Per la Cassazione, invece, il fatto che l’istituto di credito fosse di piccole dimensioni (mancando anche un osservatorio privilegiato dovuto alla partecipazione diretta alla vendita titoli) e il portafoglio investimenti non sono determinanti. Non è infatti rilevante, come invece ritenuto dalla Corte d’appello, che l’intermediario non fosse in possesso di ulteriori informazioni rispetto a quelle fornite, ma che invece altri dati fossero disponibili. E, nel caso, sia il rating sia l’offering circular erano del tutto conoscibili.
La mancata conoscenza e trasmissione delle informazioni necessarie a illustrare le caratteristiche specifiche del prodotto provoca allora la violazione dell’obbligo di informare correttamente il cliente sull’investimento. Non contano allora le scelte fatte sulla gestione patrimoniale, più meno conservative, quanto piuttosto il deficit informativo che può essere ascritto alla banca.
In particolare, l’investitore deve conoscere in concreto i fattori di variabilità del prezzo che siano conoscibili e prevedibili e non solo rimessi alle fluttuazioni del mercato e il rischio specifico legato alla tipologia dell’emittente.

Giovanni Negri

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