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Banche, l’Europa apre Renzi: “Accordo vicino con le regole attuali”

Ufficialmente non se ne è parlato. I ministri delle Finanze dell’Eurogruppo riuniti ieri a Bruxelles hanno discusso degli effetti della Brexit sull’economia europea, aggiungendo agli altri anche il loro appello «a risolvere al più presto» il divorzio con Londra. Ma in realtà la crisi delle banche italiane e i negoziati in corso tra Roma e la Commissione di Bruxelles sono stati al centro dei commenti e delle analisi di tutti i protagonisti della vicenda. Commenti improntati ad una grande prudenza, perché la sensazione è che ci siano i margini per trovare una soluzione soddisfacente per tutti. E quello che ieri ha detto anche il presidente del Consiglio. «Un accordo sulle banche, compatibile con le norme attuali, è a portata di mano», ha spiegato Matteo Renzi, insistendo sul fatto che la questione della tenuta del sistema bancario «è un problema europeo e non solo italiano ».
E ieri, infatti, ai margini della riunione dei ministri finanziari si sono sentite voci relativamente rassicuranti. Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione responsabile per l’euro e per i mercati finanziari, ha confermato che sta «lavorando in stretto contatto e costruttivamente con le autorità italiane. Ci sono diverse modalità in cui la questione può essere affrontata, se dovessero emergere problemi di liquidità o di capitale, nel rispetto delle regole europee e senza danneggiare la stabilità finanziaria o gli investitori al dettaglio».
In mattinata, il ministro Padoan aveva incassato anche il sostegno del collega francese Michel Sapin: «Le regole europee vanno applicate con intelligenza. Oggi c’è una preoccupazione per il governo italiano, quella di prendere le misure necessarie per ristabilire la fiducia nell’insieme del sistema bancario italiano. Credo sia nostro dovere essere solidali ». Perfino il Finanzminister tedesco, Wolfgang Schaeuble, solitamente molto duro, ha usato toni concilianti spiegando che «le regole del bail in vanno rispettate, ma ci sono opzioni sufficienti per fronteggiare tutti i tipi di situazioni».
Una dichiarazione apparentemente dissonante era giunta in mattinata dal presidente dell’Eurogruppo, il ministro olandese delle Finanze Jeroen Dijisselbloem era sembrato contrario ad ogni forma di intervento pubblico. «Ci saranno sempre banche che chiedono di mettere denaro pubblico per ricapitalizzare, ma noi ci opporremo fortemente perché è una misura che colpisce i contribuenti e aumenta il debito in Paesi già altamente indebitati», aveva dichiarato prima di entrare nel palazzo del Consiglio. Ma quando è uscito dalla riunione ha usato toni diversi spiegando che «non mi riferivo in particolare alle banche italiane, per le quali sono sicuro che si troverà una soluzione specifica, nel rispetto delle norme esistenti, da parte delle autorità competenti che stanno dialogando». Il clima generalmente ottimista è stato confermato dal ministro dell’Economia Padoan secondo cui il governo italiano «sta lavorando e in parte lo ha già fatto per predisporre gli strumenti precauzionali che saranno utilizzati solo se necessario. I risparmiatori saranno salvaguardati».
La questione principale è come tutelare non solo i piccoli investitori che hanno acquisito obbligazioni bancarie ma, nei limiti del possibile, anche gli investitori istituzionali, come i fondi pensione. La scadenza a cui tutti fanno riferimento è quella del 29 luglio, quando saranno resi noti i risultati degli stress test condotti anche su cinque banche italiane. Se, come è verosimile, dovesse emergere per alcuni istituti la necessità di una ricapitalizzazione precauzionale, il governo dovrà far sapere come intende muoversi senza violare le regole europee.

Andrea Bonanni

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