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Banche, la scure di Londra sui bonus dei top manager

La paga – extra – del banchiere si farà attendere più del previsto e lo Stato avoca a sè il diritto di cancellarla tout court, azzerando, se è il caso, la quota tradizionalmente più rotonda della retribuzione. Dopo sette anni di polemiche accese dal crollo di Lehman, Londra mette un punto fermo alla voce remunerazioni nei servizi finanziari. 
Prudential regulation authority (Pra) e Financial conduct authority (Fca), i regolatori di Sua Maestà, stringono sui bonus, rispondendo alle preoccupazioni dell’opinione pubblica per i rischi eccessivi che i traders tendono ad assumersi nella certezza della sostanziale impunità.
Non siamo nel campo penale – almeno non sempre – ma in quello della gestione dell’azzardo, andato in scena in misura macroscopica nella crisi del 2008 e rivisto nelle operazioni della Balena di Londra, il banker che nel 2012 perse miliardi di dollari nel trading per Jp Morgan. Mentre sullo sfondo occhieggiavano il caso Libor e Forex, scandali con valenza che va molto oltre la semplice malagestione.
Per evitare che l’approccio garibaldino alle negoziazioni di titoli, strumenti derivati, commodities e tutto quanto corre sul terminale divenga il naturale modus operandi di banchieri a caccia di bonus miliardari, la Gran Bretagna ha deciso di estendere fino a sette anni la possibilità di annullare le gratifiche assegnate per i cosiddetti “material risk takers” – i traders – e soprattutto per la prima linea del management, Ceo compreso. Se emergeranno ipotesi di cattiva gestione ( misconduct ) il bonus assegnato ai top executives sarà congelato altri tre anni per consentire gli eventuali accertamenti.Dieci anni di purgatorio per chi ha maggiori responsabilità, dunque, e non a caso. “Questo è un passo essenziale per ricostruire fiducia della pubblica opinione nell’industria finanziaria. Sono misure che permettono alle imprese e ai regolatori di tracciare processi decisionali di lungo periodo inserendo criteri di gestione del rischio nei pacchetti retributivi”, ha commentato il ceo di Fca Martin Wheatley. Parole “doppiate” dal suo omologo della Pra, Andrew Bailey ancor più netto nel dire che a muoverli è stata “la determinazione di vedere premiate le persone in posizione di responsabilità capaci di sviluppare la cultura di risk management. Capaci, in ultima istanza, di promuovere la solidità delle istituzioni finanziarie”.
La risposta alla crisi del 2008 e agli scandali che hanno scosso la City più di qualsiasi altra piazza finanziaria si è fatta attendere oltre il previsto, ma è giunta con un decalogo di misure che non hanno uguali al mondo. “Come promesso dal governo – ha commentato un portavoce del Tesoro – il Regno Unito ha ora adottato un complesso di norme sulle retribuzioni che non si trova in nessun altra capitale finanziaria” E questo crea qualche preoccupazione. “Quella maggiore – ha commentato John Terry di PriceWaterhouse – è che si vadano creando aree diversificate fra Regno Unito, Unione europea, resto del mondo”. Se viene meno il “level playing field” delle regole sarà fuga dalla City ? Il problema i regolatori se lo sono posto visto che non è stata adottata ancora la decisione finale sulla possibiltà o meno – e a quali condizioni – di annullare il bonus d’ingresso. E’ quel premio pagato ai top manager neo-assunti con l’obbiettivo di garantire loro la gratifica assegnata, ma non ancora incassata, dalla banca che lasciano.
Londra inasprisce le misure rispetto a Bruxelles anche sui tempi per incassare il bonus. I regolatori, ieri, hanno deliberato che l’assegno promesso potrà farsi denaro contante dopo sette anni per i manager più senior, cinque anni per i risk managers, da tre a cinque anni per il resto dello staff impegnato nella gestione del rischio, sostanzialmente i traders. Nel resto dell’Unione le gratifiche distribuite possono essere incassate dopo tre anni. Una mossa quella dei regolatori britannici che marca la posizione critica del Regno verso Bruxelles. Londra ha adottato, recalcitrando, il tetto al bonus (fino al 200% del salario) voluto dall’Ue, ritenendolo una misura capace di far lievitare la parte fissa della retribuzione. E con le norme varate ieri pare riaffermare che la gratifica “regolata” sia preferibile a un “limite” alla gratifica stessa, perchè consente di gestire il rischio, responsabilizzando l’azione della banca.
Ancora più soffocante la stretta sugli istituti salvati dai finanziamenti statali: i manager non potranno ricevere bonus, ma solo lo stipendio fisso. Lo stesso per le figure non executive, presidente incluso, di qualsiasi istituzione finanziaria sia essa pubblica o privata. Le decisioni annunciate ieri diverranno operative nel gennaio 2016, ma per le banche nazionalizzate fin dal prossimo luglio. Nonostante la privatizzazione di Lloyds sia in pieno svolgimento (lo Stato ha ormai meno del 16%) e quella di Rbs sia ormai prossima, il Tesoro di Sua Maestà ha ancora 100 miliardi di sterline nel capitale delle banche recuperate da sicuro fallimento.
La via battuta da Londra basterà davvero per mettere fine al ripetersi di tanti scandali ? “Troppa gente responsabile della crisi – ha commentato Andrew Tyrie presidente della Commissione Tesoro dei Comuni – è uscita dal caos del 2008 con enormi quantità di denaro. Fu evidente troppo tardi che erano stati corsi rischi enormi e il premio per nulla meritato”. I regolatori vogliono correggere le aberrazioni del sistema, ma l’applicazione pratica non si presenta affatto semplice e la conseguenza più immediata è che la banche con sede in Inghilterra per far fronte alla concorrenza delle altre piazze finanziarie dovranno alzare il salario base ben oltre i limiti di oggi.

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