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Banche, la risposta al dominio di Milano ora passa dalla Via Emilia (e da Parigi)

Come cambia la geografia del potere bancario in Italia dopo l’operazione Intesa Sanpaolo-Ubi? È evidente che Milano accentua ancora di più lo storico ruolo di capitale italiana della finanza: oltre a Intesa Ubi, vi hanno sede UniCredit, Mediobanca, BancoBpm. E anche l’headquarter delle Assicurazioni Generali è più nella torre milanese di Citylife che a Trieste o a Mogliano Veneto. E poi, cosa resta del potere banco-finanziario fuori Milano? In Lombardia, per qualche strano paradosso, rimangono per ora autonome solo le due banche di Sondrio (unica città italiana ad avere due banche locali), che certamente non si candidano ad avere ruoli da aggregatori a livello nazionale.

In Piemonte, restano più o meno solo piccole banche locali. In Veneto sono sfumati i progetti di un polo finanziario autonomo: dopo l’integrazione di Popolare Vicenza e Veneto Banca in Intesa e lo spostamento su Milano del baricentro di BancoBpm, ora anche la veronese Cattolica Assicurazioni è entrata nell’orbita delle Generali.

Nel centrosud, a Roma c’è la Bnl targata Bnp Paribas e poi nient’altro. Certo, a Siena rimane la pericolante Mps, salvata dallo Stato, e a Bari la ormai ex popolare salvata «per carità di patria» – come la genovese Carige – dal Fondo Interbancario alimentato dal sistema delle banche italiane.

Se si esclude Bnl-Bnp Paribas, nessuna banca basata da Firenze in giù ha ormai la forza per porsi come polo finanziario aggregante (a meno che non sia lo Stato a promuoverlo, con tutti i rischi connessi alla politicizzazione del credito).

L’unico contraltare finanziario in Italia alla Milano del potere bancario si trova nella via Emilia. Lì tra Bologna e Parma, passando per Modena e Reggio Emilia, resistono e anzi crescono le ambizioni della finanza del centro nord. A Bologna ha sede Unipol, secondo gruppo assicurativo italiano controllato dalle cooperative “rosse”, che dopo l’acquisizione di FondiariaSai ha raggiunto le stesse dimensioni delle Generali in molti segmenti di attività assicurativa in Italia. Unipol è diventato anche il motore della crescita dimensionale della ex banca popolare modenese Bper che, dopo aver acquisito le oltre 500 filiali di Ubi nell’ambito dell’operazione con Intesa Sanpaolo, si candida ormai esplicitamente a costruire il terzo polo bancario italiano. Pochi chilometri più a nord, a Reggio Emilia, il Credem controllato dalla famiglia Maramotti ha minori dimensioni ma solidi risultati e punta esplicitamente, forse anche su spinta della Vigilanza della Bce, ad aggregare altre realtà bancarie scalando la dimensione. E ancora poco più su, a Parma, ha sede Cariparma, capofila delle attività bancarie di Crédit Agricole Italia che nel nostro Paese ha costruito un gruppo diversificato in tutti i servizi finanziari.

Tre realtà bancarie diverse tra loro, ma con almeno due elementi in comune. Il primo, di natura industriale, è che tutte hanno attraversato la crisi degli ultimi anni mantenendo e rafforzando le società prodotto. Il secondo è la presenza di azionisti stabili e di lungo periodo disposti, in caso di necessità, a sostenere le rispettive banche con aumenti di capitale finalizzati alla crescita dimensionale. Due elementi che caratterizzano anche Bnl-Bnp Paribas.

E che portano a prevedere che la risposta alla crescita dimensionale di Intesa Sanpaolo e della Milano del potere finanziario passa dalla via Emilia. E da Parigi.

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