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Banche, la prova è sul cliente

L’avviso di accertamento fondato su verifiche di conto corrente bancario pone l’onere probatorio a carico del contribuente, determinando un’inversione dell’onere della prova. Il contribuente, infatti, deve dimostrare che gli elementi dei movimenti bancari non sono riferibili ad operazioni imponibili, fornendo una prova analitica e non generica con riferimento a ogni singolo versamento (Ctp Rieti n. 145/2018).La sentenza in esame affronta la ratio decidendi dell’accertamento su verifiche di conto corrente bancario fornendo l’ambito operativo della presunzione legale di cui all’art. 32, comma 1, dpr n. 600/1973. Tale disposizione recante norme sui «Poteri degli uffici», stabilisce al secondo comma che l’ufficio finanziario può invitare i contribuenti, specificandone i motivi, a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei loro confronti, recando la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei c/c bancari. Tale presunzione comporta che l’onere probatorio dell’ufficio finanziario è soddisfatto, per legge, attraverso i dati e gli elementi risultanti dai conti in esame, determinandosi un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.

Nella fattispecie in esame la società, esercente attività di commercio auto, ha impugnato l’accertamento emesso a seguito di Pvc redatto dalla Guardia di finanza, relativo a presunti ricavi non dichiarati.

La società ha eccepito la nullità dell’atto impositivo basato sull’esame dei conti correnti ma che non ha tenuto conto di una serie di operazioni ritenute erroneamente non esenti da Iva, per le quali, invece, la medesima società aveva fornito giustificazione attesa la qualità di esportatore abituale.

La Commissione, accertato il mancato rinvenimento dei registri Iva e altre irregolarità contabili, ha affermato che mediante lo strumento delle indagini bancarie è possibile la ricostruzione della base imponibile attraverso metodi presuntivi.

In tema di accertamento delle imposte dirette, qualora l’accertamento è fondato su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’amministrazione è soddisfatto mediante i dati risultanti dai conti medesimi, determinandosi un’inversione della prova a carico del contribuente. Quest’ultimo deve dimostrare, con una prova non generica ma analitica, come ogni versamento bancario sia estraneo a fatti imponibili (cfr. Cass. n. 441/2018; n. 8266/2018; Ctp Rieti n. 21/2018).

L’amministrazione finanziaria, quindi, può procedere agli accertamenti, non essendo tenuta a motivare le indagini svolte dalla Gdf: il ricorso, ad opera dell’Agenzia delle entrate, alle indagini bancarie non deve essere motivato, né il loro svolgimento presuppone elementi indiziari gravi, precisi e concordanti di evasione fiscale.

Davide Di Giacomo

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