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Banche, la missione di Nouy (Bce) «Più redditività, meno sofferenze»

«Uno scambio di opinioni molto costruttivo e utile»: così la Banca d’Italia in una nota ha riassunto lo spirito dell’incontro di ieri pomeriggio tra il capo della Vigilanza Unica Bce, la francese Danièle Nouy, prima con il capo della Vigilanza, Carmelo Barbagallo, e con il vice dg Fabio Panetta, poi con i capi-azienda delle 13 banche più grandi, quelle direttamente controllate da Francoforte, da Jean Pierre Mustier (Unicredit) a Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), da Marco Morelli (Mps) a Giuseppe Castagna (Banco Bpm) a Victor Massiah (Ubi) ad Alberto Nagel (Mediobanca). Un incontro che ha confermato ai top manager la «rigidità» del numero uno della Vigilanza Bce sul tema più caldo: la gestione dei crediti deteriorati.

Quello degli npl è un nodo ancora da sciogliere, anche se molto è stato fatto: nel 2017 sono stati eliminati, vendendoli, 58 miliardi di npl, in gran parte grazie alle maxi-operazioni di Unicredit (17 miliardi) e di Mps (28 miliardi). Su questo i rappresentanti dell’Abi, il delegato per le questioni europee Maurizio Sella e il dg Giovanni Sabatini, hanno fatto leva: il rapporto tra crediti deteriorati e crediti totali passerà dal 15,4% dell’agosto scorso al 9,2% a fine 2019 e al 7,9% a fine 2020. Banco Bpm vuole chiudere entro il 2018, con un anno di anticipo, la riduzione di npl concordata al momento della fusione, e Intesa Sanpaolo sta per liberarsi di 10 miliardi di npl: proprio ieri Messina ha ricordato che accelerare la riduzione degli npl «non c’è dubbio che sia una chiara priorità strategica a prescindere da qualunque metodo venga usato». Secondo un’analisi di Banca Ifis, nel 2018 si venderanno 57 miliardi di npl.

Insomma, «la situazione in Italia migliora», per dirla con l’Abi. Altro tema caldo ieri — oltre agli stress test in vista nel 2018 e ai modelli interni di valutazione del rischio — sono state le «inadempienze probabili» («utp»), cioè i crediti che i debitori potrebbero avere difficoltà a restituire (99 miliardi di euro netti, secondo Ifis). La proposta di Nouy è di una svalutazione automatica, quando passeranno a «sofferenze» vere e proprie: una riforma, il cosiddetto «addendum», però respinta dalle banche perché troppo penalizzante. Gli istituti temono che le nuove misure possano provocare una riduzione del credito e costringere a vendite forzate di npl a prezzi bassi. Ma Nouy sarebbe determinata a varare la riforma, anche tra non molto.

Fabrizio Massaro

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