Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche La Borsa non aspetta Inizia la stagione delle nozze La rivoluzione non si ferma

Per alcune sarà l’ultima estate da popolari. Gli effetti della legge che impone la trasformazione in società per azioni alle dieci più grandi tra le 70 banche popolari italiane è un punto di non ritorno per il sistema creditizio. Una spinta verso la modernità i cui modi sono risultati ad alcuni indigesti, ma sulla cui sostanza difficilmente si può obiettare, soprattutto alla luce dei decenni (non dei mesi) di rimpalli e di meline e degli infiniti rinvii delle autoriforme . 
Incongruenze
La creazione di una superstruttura europea che governa il credito e che sta cercando di mettere ordine — non solo in Italia — nel delicatissimo mondo della finanza, ha suggerito la fine della più grande tra le ipocrisie creditizie: la tesi che vorrebbe banche quotate in Borsa con duemila sportelli sparsi in tutta Italia confrontabili nei principi di governance con istituti interprovinciali da 100-200 agenzie. La legge parla chiaro: (ormai meno di) diciotto mesi per la trasformazione sociale. Alcuni istituti hanno già premuto sull’acceleratore. Ubi, Popolare di Vicenza e Veneto Banca cambieranno il loro status legale entro la fine dell’anno. La Vicenza addirittura ha già messo in calendario lo sbarco sul listino di Piazza Affari entro i primi mesi del 2016, sulla scorta di una serie di urgenze, tutte proprie, alle quali il neo amministratore delegato Francesco Iorio sta mettendo mano. Veneto Banca probabilmente la seguirà a ruota. Ubi non ha l’urgenza delle prime due, anzi, ha programmato un passo inevitabile e ora sta cercando di trarre profitto dal tempo guadagnato. Le altre seguiranno a ruota. Anche le più riluttanti. Il Banco Popolare di Verona ha avuto nel suo presidente Carlo Fratta Pasini uno dei più fieri oppositori al decreto di trasformazione. La Popolare di Milano ha un andamento sincopato. La Bper, che fino a qualche giorno fa vedeva il suo presidente Ettore Caselli anche al vertice della associazione di categoria, affronterà l’iter nel 2016 .
Ricorsi
C’è chi spera venga accolto il ricorso presentato da più parti che insinua un dubbio di costituzionalità nei provvedimenti legislativi. Ma l’impressione è che anche la Popolare di Puglia, il Creval, la Popolare di Sondrio e la Popolare dell’Etruria nella seconda metà dell’anno prossimo, magari all’ultimo giorno utile, si trasformeranno in spa. Il cambiamento di status sociale non sarà (da solo) un toccasana. Recenti gravi casi di mala gestio si sono registrati in istituti di credito non popolari. Ma l’onda oggi va in quella direzione e la difesa dei principi di mutualità ormai mal si sposa con banche di dimensioni nazionali, abituate da anni a trattare sui mercati dei capitali a livello europeo . Saranno mesi caldissimi, i prossimi, perché taluni di questi istituti saranno chiamati a fare i conti con il passato e tra questi c’è la disastrata Banca delle Marche.
Partite da chiudere
La Popolare di Vicenza dovrà farlo prima di tutti: secondo indiscrezioni filtrate dall’ultimo consiglio di amministrazione, sarebbe di 1,5 miliardi di euro l’ulteriore necessità patrimoniale necessaria a mettere in sicurezza la banca presieduta da Gianni Zonin. Millecinquecento milioni sono un importo che raddoppierà quanto raccolto tra i soci negli ultimi 24 mesi. Una situazione pesantissima, con le ultime azioni pagate 62,5 euro e — ad oggi — del tutto illiquide, e una prospettiva di concreta, ulteriore, pesantissima svalutazione che dovrebbe portare il valore dei titoli, oggi a 48 euro, molto lontano dai sessanta di ieri.
L’onda europea, con un mercato e con concorrenti più grandi, indurrà poi a raggruppare le forze e ad abbattere qualche campanile. Per continuare a giocare da titolari in un campionato di prima fascia occorrono capitali e strutture adeguati. In Italia ci sono troppe banche e di modesta dimensione. Fra un anno, probabilmente, il numero diminuirà, sia tra i grandi gruppi — dove è atteso il big bang che manca dal momento delle due grandi operazioni del decennio scorso (Unicredito+Capitalia e Intesa+Sanpaolo) — che a livello territoriale, dove le Bcc si macerano ancora guardando al passato. Un errore strategico già commesso da altri .
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa