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Banche, la Bce chiede più coperture sugli Npl

Nuova stretta della vigilanza della Banca centrale europea sui crediti deteriorati (Npl) delle banche dell’eurozona. Le disposizioni, che andranno in vigore dall’anno prossimo, dopo un periodo di consultazione sul documento pubblicato ieri, riguardano i nuovi Npl, ma la Bce avverte anche che nel primo trimestre del 2018 darà ulteriori indicazioni sugli Npl già esistenti, il problema più pesante per le banche italiane. Fonti dell’Ssm, la vigilanza bancaria della Bce, precisano che su questo si procederà in modo molto graduale. Sullo stock dei crediti deteriorati, osserva una nota dell’istituto di Francoforte, «sono stati fatti notevoli progressi, ma alcune banche richiedono ancora miglioramenti». Le banche i cui bilanci sono appesantiti dai crediti deteriorati sono meno disponibili a fornire credito all’economia, secondo la Bce.
La Bce ha annunciato ieri una consultazione pubblica, che si concluderà a dicembre, su una proposta aggiuntiva alle linee guida sugli Npl già rese note a marzo e che erano state seguite dalla presentazione, da parte delle singole banche, di una strategia di riduzione con obiettivi precisi. L’intervento annunciato ieri riguarda le «aspettative» dei supervisori sul trattamento dei nuovi Npl: sono crediti deteriorati che emergeranno a partire dall’anno prossimo, anche se concessi in passato. La Bce chiede alle banche di coprire con accantonamenti al 100% dopo 2 anni i crediti non garantiti, che siano definiti come non performing (sui quali cioè non sia stato ricevuto alcun pagamento da oltre 90 giorni), e dopo 7 anni quelli garantiti.
L’indicazione non è vincolante, ma, come ha detto nei giorni scorsi il presidente del consiglio di vigilanza, Danièle Nouy, l’aspettativa da parte delle autorità è un segnale molto forte. Le banche dovranno spiegare, con il supporto di prove, ogni deviazione dalle linee guida ai supervisori e questi decideranno se sono necessarie ulteriori misure. In pratica, secondo fonti Bce, ci si aspetta che l’accantonamento avvenga in modo progressivo e lineare e non concentrato nell’ultima parte del periodo. La Bce chiede anche che le banche comunichino ai mercati le misure adottate in modo trasparente.
L’obiettivo dell’appendice resa nota ieri alle linee guida già pubblicate a marzo è di spingere le banche ad accantonamenti con maggior tempismo, in modo da evitare in futuro che si accumuli di nuovo una montagna di Npl come quella attuale. La Bce rileva peraltro che, grazie alle strategie concordate con le banche e con il favore della ripresa, economica, l’ammontare degli Npl delle banche significative dell’eurozona (i 130 istituti circa sottoposti alla vigilanza diretta dell’Ssm) si è ridotto da 950 miliardi di euro nel primo trimestre del 2016 a 865 miliardi nello stesso periodo del 2017. In particolare, i flussi di Npl si sono ridotti nel periodo più recente.
Le banche dell’eurozona sono state messe sotto pressione dai supervisori nell’ultimo anno perché risolvano il problema dei crediti deteriorati. La questione è stata affrontata sia con il rafforzamento della capacità interna di gestire questi crediti, sia attraverso vendite e cartolarizzazioni. Da parte degli istituti di credito, qualcuno lamenta che tale pressione ha portato a dover scaricare gli Npl a perdite più forti del necessario, anche per la mancanza di un mercato efficiente.
Alcune banche, osserva tuttavia la Bce, «non sono sufficientemente concentrate e ambiziose nei piani di riduzione dei loro alti livelli di Npl». Fonti dell’Ssm rilevano che ci sono situazioni anomale in cui alcuni crediti restano anche fino a 10 anni senza l’adeguata copertura di accantonamenti. Le stesse fonti affermano che la fase di ripresa economica, in cui i flussi di Npl aumentano molto meno, è il momento più adatto per affrontare il problema dello stock esistente. L’annunciato intervento nel primo trimestre 2018, dopo il monitoraggio che continuerà in questi mesi, conferma che la Bce è determinata a non mollare la presa sulla questione degli Npl.

Alessandro Merli

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