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Banche, la Bce apre ai dividendi «Più investimenti nel digitale»

«Sebbene usciremo gradualmente dalle raccomandazioni sui dividendi, si spera presto, sui mercati stanno crescendo grandi aspettative: meno accantonamenti, più profitti e le banche che a breve ricominciano a pagare. Non ho obiezioni su questo, ma resta molta incertezza, il rischio di credito non si è ancora materializzato sui libri delle banche e la prudenza resta la stella polare per i prossimi mesi». Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza bancaria della Bce, ha aperto ieri, ma con molta cautela, uno spiraglio della porta di uscita dalle restrizioni sui dividendi. In una conversazione alla conferenza virtuale organizzata da Afme-Omfif sull’integrazione finanziaria, banking union e capital market union, il numero uno dell’Ssm ha annunciato che il prossimo 23 luglio la Banca centrale europea ha in agenda la decisione sulla possibile rimozione delle restrizioni sulla distribuzione di dividendi e acquisti di azioni proprie da parte delle banche.

Enria ha difeso questa raccomandazione, pur se “dolorosa”, controversa per molte banche e prorogata con un invito all’estrema prudenza fino al 30 settembre 2021. «Non mi rammarico, quella sui dividendi è stata una decisione positiva che ha giocato la sua parte, assieme all’uso dei buffers e alla straordinaria politica monetaria sulle condizioni di finanziamento, abbiamo creato il giusto contesto ed evitato il credit crunch, una reazione troppo forte dei mercati allo shock pandemico». Ma, ha aggiunto, deve rimanere un intervento per i casi eccezionali, come la pandemia, «non sono d’accordo a farlo diventare uno strumento normale nella cassetta degli attrezzi dell’Ssm».

In quanto alla percezione dei mercati di una Bce che non gradisce i buy back, Enria ha ribadito: «siamo totalmente neutrali su dividendi e acquisti di azioni proprie». Quel che importa all’Ssm è «la traiettoria del capitale» e cioè se le banche hanno sufficiente spazio in aggiunta ai requisiti di capitale prudenziale e ai buffers. Dal punto di vista del supervisore, tuttavia, per Enria è preferibile quella banca che non crea l’aspettativa di pagare regolarmente alti dividendi.

Enria ha affermato che la profittabilità è molto importante, è la prima linea di difesa per assorbire meglio gli shocks. E ha esortato le banche a fare di più in casa, con “self-measures” per aumentare i profitti. «La pandemia ha suonato la sveglia per quelle banche che fino a quel momento avevano giustificato la bassa redditività dando la colpa alla regolamentazione e ai bassi tassi d’interesse, e che si erano messe ad aspettare un allentamento delle regole o un rialzo dei tassi. Ebbene, queste banche devono capire che spetta a loro trovare il modo di fare profitti: investendo più nel digitale, impostando una strategia di consolidamento e modelli di business sostenibili». La Bce, ha fatto sapere, sta valutando in che modo aumentare la pressione sulle banche affinchè si muovano in questa direzione.

In quanto al rischio del cambiamento climatico, il numero uno dell’Ssm ha chiarito che l’anno prossimo gli esiti degli stress test sul cambiamento climatico saranno solo qualitativi, possibilmente con solo un impatto indiretto sui requisiti di secondo pilastro. Tuttavia in prospettiva , gradualmente, il rischio del cambiamento climatico diventerà un rischio come un altro, ed entrerà nei requisiti del Pillar 2. Molto infine resta da fare su EDIS, lo schema unico europeo di garanzia sui depositi, e sulla rimozione delle barriere per favorire l’integrazione transfrontaliera su asset e liabilities. Le crisi bancarie in futuro non dovranno più essere gestite come crisi nazionali, con strumenti nazionali e interventi nazionali.

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