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Banche, la battaglia della trasparenza Cavazzuti si dimette da «Patti Chiari»

«Patti Chiari», il consorzio dell’Abi per la trasparenza e l’educazione finanziaria, è in cerca di un nuovo presidente. Filippo Cavazzuti, economista, sottosegretario al Tesoro nel primo governo Prodi con Carlo Azeglio Ciampi, ministro ed ex commissario Consob, ha deciso infatti di non ricandidarsi all’incarico. «Dopo quattro anni della mia presidenza è giunto il momento che si faccia avanti qualcun altro» ha spiegato in una lettera scritta qualche giorno fa ai componenti del consiglio direttivo del consorzio, in vista dell’Assemblea e del rinnovo delle cariche previsti per domani. Cavazzuti ha denunciato al sito First online «la torbida opposizione» fatta a «Patti Chiari» dall’Abi, a partire dalla presidenza di Giuseppe Mussari che l’ex parlamentare Pci-Ds si è guardato bene dal votare in occasione della riconferma del luglio scorso.
La freddezza di Mussari nei confronti del consorzio, che ha dato vita a una situazione di sostanziale incomunicabilità tra le due strutture, sarebbe stata determinata dall’intento dell’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena di non scontentare le piccole banche che guardano con fastidio a «Patti Chiari». La nuova presidenza di Antonio Patuelli, che è espressione proprio degli istituti minori, non sembra dunque destinata a cambiare i rapporti. Tanto per dirne una, la Cassa di Risparmio di Ravenna, che Patuelli presiede, non ha mai aderito al consorzio e questo potrebbe anche aprire un problema statutario. Il presidente dell’Abi è membro di diritto autorevole di «Patti Chiari» ma può esserlo se la sua banca non vi aderisce? Fatto sta che Cavazzuti, il quale afferma di non voler fare più polemiche del necessario, ha colto l’occasione del cambio di testimone alla guida dell’associazione di Palazzo Altieri per far rinnovare anche il vertice di «Patti Chiari».
Intanto ieri l’Abi ha diffuso i dati sul credito nel 2012 e le tendenze di gennaio 2013. La cifra che colpisce di più tra quelle dello scorso anno è relativa all’aumento delle sofferenze, cioè dei finanziamenti non rimborsati, che nel 2012 hanno raggiunto i 64,3 miliardi, al netto delle svalutazioni, cioè circa il 25% in più del 2011 (51,4 miliardi). Il rapporto tra sofferenze nette e impieghi è cresciuto al 3,3% dal 2,69%. In questo quadro assume ancora più rilievo il dato di gennaio che registra, secondo le prime stime dell’Abi, una caduta record del 3,26% su base annua degli impieghi del settore privato che si giustifica con i «sei trimestri di recessione» in atto.
Il rapporto dell’Abi evidenzia, inoltre, come il totale dei prestiti all’economia delle banche a gennaio sia pari a oltre 1.919 miliardi, superiore all’ammontare della raccolta, pari a 1.752,8 miliardi. Quest’ultima è tornata a crescere del 2,54% a gennaio (+1,6% a dicembre), trainata dalla progressione dei depositi (+6,76% a gennaio da +6,2% di dicembre), spiegata dal clima di incertezza che spinge i risparmiatori a preferire la liquidità. «Le banche che operano in Italia prestano molto più di quello che raccolgono e prestano a chi ha i titoli per restituire: questa che può sembrare una rigidità è invece un modo per tutelare i risparmiatori» ha commentato Patuelli.

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