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Banche, König apre a Visco: «Sulle crisi regole da migliorare»

«Vado oltre il detto “riparate il tetto quando c’è il sole”. Alle banche oggi dico: riparatelo anche quando piove, perché potrà piovere di più. Il mio compito come regolatore è quello di spingere tutte le banche a fare di più e più velocemente. Siamo contenti dei progressi fatti negli ultimi dieci anni. Il sistema bancario europeo e in particolare quello italiano sono più stabili, hanno un capitale di migliore qualità e gli Npl si stanno riducendo, non solo nelle banche italiane ma anche in quelle tedesche. Questo è quanto fatto in media: di certo ci sono banche che hanno davanti ancora molti compiti a casa da fare”. Elke König , il presidente del Single Resolution Board, l’autorità europea che si occupa della gestione delle crisi bancarie, è in Italia per incontrare i vertici di Banca d’Italia e i principali banchieri italiani in una due-giorni densa di appuntamenti.
Oggi terrà un discorso all’Università Cattolica dove, oltre alle cose fatte, dirà che cosa il sistema deve ancora fare: a partire dalla creazione del buffer di liquidità destinato a un eventuale bail-in (il cosiddetto Mrel), per arrivare alla regolamentazione per le banche non sistemiche, dal backstop sull’Esm e dall’EDIS fino agli speciali strumenti di liquidità.
Ritiene che l’Europa abbia gli strumenti adatti per gestire le crisi bancarie con la risoluzione? E a che punto sono le banche con le emissioni degli strumenti Mrel? Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha auspicato un processo Mrel “graduale e ordinato”.
In Europa abbiamo ancora bisogno di un sistema armonizzato delle risoluzioni. Abbiamo 19 differenti leggi. E dobbiamo creare il sistema assicurativo dei depositi a livello europeo, Edis. Ma per quanto riguarda il Mrel, è importante avere un cuscinetto intermedio di sicurezza nel caso una banca finisce in difficoltà e deve essere risolta. Il nostro approccio è “step by step”, cioè passo dopo passo. Abbiamo dato target vincolanti, ma gli istituti non sono obbligati renderli pubblici. Dipende dalla singola banca decidere cosa fare: nel caso delle spagnole, hanno deciso di comunicarlo.
Quali i tempi?
Sulle tempistiche per adeguarsi ai requisiti, è previsto un periodo di transizione. Abbiamo dato un massimo di quattro anni, ma il quadro della Brrd2 arriva fino a sei anni. Alcune banche si sono già adeguate, altre lo faranno nel giro di un anno o due. Una cosa è certa: ogni banca deve raggiungere il proprio obiettivo ed essere pronta. Le banche devono pensare che ci sarà sempre il funding da fare. Non devono aspettare domani nella speranza che ci sarà il sole, che la situazione migliorerà. Devono andare avanti.
I senior bond unsecured sono anche in mano all’investitore retail. Emetterne di nuovi costa alle banche italiane l’1% in più delle francesi e tedesche. E Mrel sarà ancora più caro…
I senior bond unsecured sono assoggettati al potenziale bail-in. I bond Mrel sono un buffer e se una banca entra in crisi il cuscinetto è importante, perché è una protezione intermedia. La natura dei detentori dei bond non è un tema che riguarda la risoluzione, ma piuttosto le autorità che vigilano sul mercato.
Le banche minori di rilevanza non sistemica hanno requisiti Mrel da rispettare?
Le banche più piccole, quelle senza rilevanza sistemica, non devono essere “risolte” dal Single resolution fund e non abbiamo fissato target Mrel per loro. Tuttavia il concetto di “piccolo” in Europa è complesso: quel che è piccolo in Germania è grande in Slovenia.
Sabato scorso il governatore Visco ha proposto uno schema Fdic per le banche piccole non sistemiche. In assenza di compratori e per evitare il rischio di liquidazione ordinaria, in caso di crisi può essere utile un veicolo di assicurazione dei depositi come quello americano, che evita la distruzione di valore. Che cosa ne pensa?
Il governatore Visco ha assolutamente ragione. Sulle banche minori c’è ancora molto da fare. Dobbiamo studiare da vicino l’ Fdic, che è stato creato negli Usa 80 anni fa, alla fine della Grande Depressione. È uno schema di garanzia per le banche più piccole che entrano in crisi: non solo garantisce i depositanti ma assicura la continuità operativa per i clienti. Questo Fondo gestisce la procedura di insolvenza, e azionisti e bond-holder possono perdere i loro investimenti. E ricordo che l’insolvenza non fa profitti.
Le crisi bancarie non generano profitti, in effetti. Il Montepaschi è ricorso alla ricapitalizzazione precauzionale. Come vede ora la banca?
Montepaschi è una banca sistemica, è stata ristrutturata e sta lavorando verso la via d’uscita.
Guardando in prospettiva, è soddisfatta di ciò che è stato deciso sul backstop dell’Esm al SRF?
Rispondo indicando il mio “scenario dei sogni”: il SRF raggiungerà la sua potenza di fuoco nel 2021-2022, perchè allora non fare in modo che il prestito ESM arrivi in parallelo, crescendo anche lui di anno in anno? Inoltre abbiamo bisogno di uno strumento temporaneo per la liquidità. Nel caso in cui una grande banca finisse in risoluzione, nel giro di un week-end, al di sopra dei requisiti di capitale, ci potrebbe essere uno shortfall di liquidità: non penso che in quel caso dovremmo usare il Single resolution fund. Potremmo avere bisogno piuttosto di una banca centrale, europea o nazionale. Ma sono convinta che se il problema dovesse emergere, a quel punto troveremmo una soluzione entro il lunedì.
E le azioni legali su Banco Popular mosse contro il SRB: questo problema come lo risolverete?
Abbiamo un ufficio legale che si occupa di questo. Siamo sicuri di aver fatto la cosa giusta.

Isabella Bufacchi
Luca Davi

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