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Banche italiane verso la normalità

Per le banche italiane il peggio è sicuramente alle spalle: una ripresa economica intorno all’ uno per cento sia quest’anno sia nel 2018, insieme agli interventi straordinari già decisi sui crediti problematici (UniCredit e Mps in primo luogo) permetterà di far scendere nel 2019 sotto quota 150 miliardi lo stock complessivo delle sofferenze. La stima, contenuta nell’ultimo Rapporto-banche del Cer di Roma, non fa che confermare quanto molti analisti già mettono in evidenza e cioè una buona capacità del sistema creditizio italiano di cavarsi dagli impacci, attraverso i passaggi che scandiscono la sua trasformazione: riduzione del funding gap, meno obbligazioni in circolazione, più raccolta a breve e credito in leggera crescita. In particolare, la ricerca prevede per il 2017 un calo, al 10%, per il rapporto fra sofferenze lorde e impieghi e calcola che nel 2019 questo indicatore si collocherà sotto l’8,5 per cento. Inoltre, a riprova della maggiore attenzione che le aziende di credito italiane stanno dedicando al tema della solidità patrimoniale, la dinamica del rapporto fra patrimonio delle banche e totale delle attività è vivace: dal 14% di fine 2016 questo rapporto appare destinato a salire fino a quota 15,2% nel 2019. E veniamo ai dati di conto economico. Nel 2016, secondo gli analisti del centro studi romano, diversamente dal 2015 non vi saranno profitti netti e per il settore creditizio considerato nel suo insieme l’ultima riga del bilancio sarà in leggero rosso (meno quattro miliardi circa), per effetto soprattutto del peso degli accantonamenti. A partire dal 2017, tuttavia, la situazione dovrebbe cambiare in meglio e il sistema tornerà in utile: il margine d’interesse è destinato a stabilizzarsi quest’anno e a tornare a salire nel 2018-19, in concomitanza con l’aumento dei tassi ; così, a fine periodo, i profitti lordi del settore dovrebbero aggirarsi sui 20 miliardi. Gli economisti danno per scontata l’esigenza di una grande trasformazione del sistema creditizio e di un suo ridimensionamento.
Lo sforzo ipotizzato è visibile nella dinamica del cost-income ratio, che nel 2019 dovrebbe essere sceso di ben venti punti percentuali rispetto al picco raggiunto nel 2011. È questo il segno della vasta portata delle riorganizzazioni aziendali, con una forte riduzione di sportelli e personale, mentre il necessario dimagrimento porterà giocoforza a un sistema finanziario molto meno bancocentrico che nel passato. Certo, la forza della ripresa in Italia è quello che è: non ha gambe di gazzella. Anche per questo, nelle stime degli economisti, i crediti netti alle imprese non finanziarie da parte delle banche torneranno a crescere in Italia solo dal 2018.
Gli esperti non mancano di rilevare che a determinare questa lentezza abbia finito per contribuire anche un sistema di regole europee tutt’altro che bilanciato. Basti ricordare che nel determinare asimmetrie di trattamento fra diversi paesi europei ha pesato la stessa scelta di sottoporre alla vigilanza della Bce solo le 130 banche considerate sistemiche e non tutte le seimila aziende di credito europee(attività che si sarebbe potuta svolgere con il supporto delle autorità nazionali).
Accade così che la parte del sistema creditizio tedesco sottoposta a vigilanza diretta della Bce sia decisamente sottorappresentata. Gli impieghi consolidati del sistema bancario tedesco sono infatti il 26,4% del totale impieghi di Eurolandia ma solo il 18,2% è sottoposto alla vigilanza diretta di Francoforte.

Rossella Bocciarelli

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