Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Banche italiane L’ultimo mese prima degli esami

Tra trionfi annunciati e liste di proscrizione già compilate, inizia il mese caldissimo del credito italiano. La verità sulle condizioni delle prime 11 banche commerciali italiane si conoscerà venerdì 17 ottobre, anche se è già programmato un possibile scivolamento in avanti di una settimana, al 24. Le comunicazioni avverranno a mercati chiusi, di venerdì, con due giorni davanti per meglio comprendere le decisioni della Banca centrale europea (Bce) ed evitare le reazioni irrazionali del mercato, specie se dovessero rendersi necessarie nuove operazioni di aumento di capitale per qualche istituto.
Anticipo
I ceo della banche italiane coinvolte dall’analisi dell’Asset quality review e dagli stress test , saranno informati direttamente da Mario Draghi, a Francoforte, il mercoledì precedente l’annuncio pubblico. Da qui al 17 ottobre saranno sei settimane da vivere di corsa. Soprattutto per chi appare a rischio. Al momento solo tre banche italiane sembrano essere al riparo dalle speculazioni: Unicredit, Intesa Sanpaolo e Ubi. Con loro anche Mediobanca, Barclays Italia e l’Iccrea, l’istituto di secondo livello delle Banche di credito cooperativo. Le altre otto banche commerciali (Mps, Banco Popolare, Bpm, Bper, Carige, Popolare di Sondrio e le due cooperative non quotate, Popolare di Vicenza e Veneto Banca), sono invece tutte a diverso titolo esposte e in attesa di giudizio.
Nessuno sconto
Ma è tale la tensione che si respira in queste ore che anche la più grande banca italiana, Unicredit, non lascia aperto nessuno spiraglio all’incertezza e solo la scorsa settimana ha emesso titoli Additional Tier1 per un miliardo di euro. Si tratta di titoli perpetui, che pagano una cedola del 6,75 per cento e che contribuiranno ad aumentare il Tier1 ratio di Unicredit e che sono stati ben accolti dal mercato, che ne ha chiesto, attraverso 150 investitori istituzionali, per un importo circa doppio. Se Unicredit fa questo e Victor Massiah, amministratore delegato del gruppo Ubi, anche venerdì era a Londra ad incontrare gli analisti, potete ben capire cosa stia accadendo tra le otto banche potenzialmente più esposte. L’imbuto si sta stringendo. Le decine di migliaia di dati raccolti dai bilanci bancari nei mesi scorsi sono passati al setaccio. Ogni pratica analizzata, nell’Asset quality review , fornisce ai tecnici della Bce 400 diverse informazioni. Un primo cut-off , una linea di stop nella raccolta dei dati, è stata fissata al 31 marzo scorso.
Scadenze
Questo, secondo alcuni, spiega a posteriori la mossa di Pier Francesco Saviotti e del suo Banco Popolare che in tutta fretta, a ridosso delle festività di inizio anno, annunciò un importante aumento di capitale che si concluse ben prima del 31 marzo, data alla quale il Banco Popolare poteva presentare finanza fresca nel proprio capitale agli analisti di Francoforte. La data del 31 marzo è però lontanissima, visto il ritmo a cui si susseguono gli eventi in questo 2014. E sono in molti che, privi del tempismo di Saviotti, sono corsi ai ripari dopo il 31 marzo. Tanto per citare le principali operazioni, hanno incrementato il loro capitale il Monte dei Paschi di Siena, la Popolare dell’Emilia-Romagna, la Popolare di Milano (a cui Bankitalia ha successivamente tolto gli add-on ), Carige, la Popolare di Sondrio, il Credito Valtellinese (nel frattempo uscito, unitamente al Credem, dalla lista degli osservati speciali della Bce), oltre alle robuste operazioni di Veneto Banca e Popolare di Vicenza.
A questo vasto panorama di aumenti si sono negli ultimi mesi aggiunte vendite di controllate e altre ne seguiranno (Carige è pronta a cedere il proprio polo assicurativo), oltre a diverse operazioni di concentrazione di razionalizzazione. Per cui appare evidente che quella linea inizialmente tracciata il 31 marzo ha ghiacciato una posizione che non corrisponde più con la realtà.
Quotidiani
Anche per questo i contatti tra le banche italiane e gli uffici di Francoforte sono continui. Durante alcuni periodi, quotidiani. Mai meno di due volte la settimana. Draghi, che ha dato speranza ai mercati giovedì scorso portando i tassi di interesse allo 0,05 per cento, sa bene quanto delicata e cruciale sia la partita delle banche, dove si sintetizzano le difficoltà di un’economia che continua a imporre rilevanti operazioni di rettifica sui crediti concessi. Soldi degli azionisti delle banche, prestati alle imprese e alle famiglie, che non tornano indietro. Anche per questo la creazione di una Vigilanza unica sul credito, a livello delle prime 120 banche continentali, è un passo fondamentale verso la costruzione di un’Europa diversa da quella che abbiamo vissuto finora.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa