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Banche italiane lontane da Atene

di Fabio Pavesi

Tutte insieme le prime 5 banche italiane non superano il miliardo di euro. Di cosa? Di titoli greci detenuti nei portafogli. Un'esposizione davvero irrisoria, se si pensa che la sola Bnp Paribas ha in pancia 4,4 miliardi di bond della repubblica ellenica. O che la tedesca Commerzbank ne detiene per un valore (nominale) di 3 miliardi. O che la somma dei primi 5 grandi del credito italiano non eguaglia il miliardo e 400 milioni detenuto tuttora da Société Générale dopo che ha avviato svalutazioni per 395 milioni sull'intero portafoglio che ammontava a 1,8 miliardi.

Tra l'altro l'esposizione delle italiane è andata diminuendo dalla fine del 2010. A fine giugno del 2011 UniCredit aveva un'esposizione sulla Grecia per 404 milioni. Il dato è in calo, visto che a fine 2010 la Grecia, secondo i dati pubblicati dall'Eba, pesava per 673 milioni. Della quota di 404 milioni, poco più della metà (217 milioni) è classificato tra le attività disponibili ala vendita e quindi suscettibili di svalutazioni, mentre 163 milioni sono classificate tra le attività detenute a scadenza. L'altro big italiano ha chiuso il semestre del 2011 con 501 milioni di titoli di Atene. Anche in questo caso la limatura c'è stata. A fine del 2010 l'esposizione ammontava a 620 milioni.

Per le altre tre cioè Banco Popolare, Ubi banca e Monte dei Paschi le cifre sono infinitesimali. Il Banco Popolare ha una cifra investita in bond greci di soli 60 milioni; Mps ha pochi spiccioli: 13 milioni di valore nominale e Ubi banca non ha nessuna esposizione. Come si vede la somma dei primi 5 istituti non raggiunge i 980 milioni di euro. Davvero un'inezia.

Se anche la Grecia andasse a gambe all'aria e quei titoli valessero zero, le svalutazioni, rapportate a impieghi e attivi delle banche, sarebbero del tutto irrilevanti. Eppure per le banche italiane non c'è mai pace quando i mercati volgono al peggio, innescati dalle preoccupazione sulla possibilità di salvare Atene. Prima colpite in Borsa, nei mesi di giugno e luglio, dall'allarme sul rischio-Italia per quella posizione da oltre 150 miliardi sui BoT e BTp italiani. Poi accodatesi ai rovesci di agosto e di questo inizio fragile di settembre occorsi alle grandi banche del Nord Europa, il settore del credito domestico continua a soffrire sul mercato. UniCredit e Intesa Sanpaolo, pur tra i piccoli ed episodici rimbalzi, sono tornati a valere poco sopra i minimi del marzo 2009.

Ma la Grecia, in sè, c'entra davvero poco. C'entra la paura dell'effetto domino che un default ellenico potrebbe facilmente innescare.

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