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Banche italiane, l’allarme Fmi: fare di più sui crediti a rischio

Le banche italiane devono fare di più per rafforzarsi. È questo il monito che arriva dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che ieri ha presentato l’ultima versione del Global financial stability report (Gfsr). Specifico è il riferimento a Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps), il cui aumento di capitale potrebbe ridurre lo stress sul sistema bancario italiano in modo significativo.

Malgrado diverse azioni positive, come la creazione del fondo Atlante e la semplificazione delle procedure per il recupero dei crediti inesigibili, «gli sforzi del governo per facilitare il credito e gli acquisti di sofferenze potrebbero non essere sufficienti a ridurle nella quantità e alla velocità necessaria per rafforzare il sistema bancario». Così afferma il rapporto del Fmi, che ha esaminato le fragilità del sistema finanziario globale. L’Europa è la fonte di maggiore preoccupazione. E all’interno dell’area euro il Paese con le criticità più evidenti è l’Italia, su cui pesano circa 360 miliardi di euro di Non-performing loan (Npl, o crediti dubbi) a fine 2015. In altre parole, più di un terzo dell’intero stock di sofferenze di tutta l’eurozona, secondo i calcoli dell’organismo di Washington.

L’allarme del Fmi arriva dopo quello lanciato nello scorso luglio con il rapporto scritto dagli economisti José Garrido, Emanuel Kopp e Anke Weber. Nell’analisi si evidenziava «l’estrema necessità di ulteriori misure» per ridurre in modo consistente le sofferenze in pancia alle banche. In caso contrario, l’Italia potrebbe fronteggiare un periodo prolungato di stagnazione economica e vanificare il tempo guadagnato dalla politica monetaria espansiva della Banca centrale europea (Bce).

La tendenza evidenziata dall’istituzione guidata da Christine Lagarde non sarà invertita nel breve periodo. Come spiega un alto funzionario del Fmi, «il problema degli istituti di credito italiani è destinato a restare per diversi anni». Questo perché il recupero delle sofferenze resta lento e l’espansione economica continua a essere debole. Pertanto, continua il funzionario, «occorre aumentare la velocità delle riforme strutturali», come più volte chiesto anche dalla Bce.

L’esplicito cenno alle banche italiane, e in particolare a Mps, non è però stato ben accolto da tutti i policymaker del Fmi. Anzi. Il malumore di molti riguarda la situazione di Deutsche Bank, le cui debolezze non sono state citate nel documento dell’istituzione della Lagarde. «È chiaro che le banche italiane sono vulnerabili agli shock più di altre realtà, ma è anche vero che Deutsche Bank resta un problema di assoluto rilievo», fa notare un altro funzionario del Fmi.

Ciononostante, la priorità è il sistema bancario italiano. Come spiega Matthew Jones, responsabile del dipartimento Monetary and Capital markets del Fmi, «è chiaro che le banche italiane stanno fronteggiando sfide importanti, come quella dei crediti dubbi. Ma devono risolverle in modo tempestivo e trasparente». Ulteriori ritardi, fa notare l’economista, non sono ammessi.

Fabrizio Goria

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