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Banche italiane, giù l’esposizione ai bond sovrani

Vendere titoli di Stato negli ultimi giorni dello scorso anno, incassare così le (laute) plusvalenze che ravvivano i bilanci annuali e riacquistare gli stessi bond nei primi giorni 2013. Le banche italiane potrebbero aver attuato una strategia del genere nelle settimane a cavallo fra dicembre e gennaio. Così si spiegherebbe il dato diffuso ieri dalla Banca centrale europea (Bce) sui titoli governativi detenute dalle banche italiane a fine 2012, una cifra che evidenzia non senza sorpresa una vendita netta di obbligazioni per circa 13,5 miliardi di euro dopo un intero anno trascorso a far incetta di BTp e simili.
La controprova la si avrà probabilmente soltanto fra un mese, quando con i nuovi dati sulla massa monetaria da Francoforte arriverà anche l’aggiornamento di gennaio sul portafoglio titoli. Ma tutto autorizza a pensare che la pressione sullo spread BTp-Bund vista a fine dicembre non fosse dovuta soltanto ai timori per il «fiscal cliff» Usa e alle crescenti tensioni politiche italiane, ma anche a una semplice operazione di «window dressing», cioè di maquillage dei portafogli titoli e dei bilanci delle banche del nostro Paese.
Del resto il fenomeno è a ben vendere ben diffuso in tutta l’Eurozona, dove a dicembre nel complesso sono stati «venduti» titoli sovrani per ben 49,5 miliardi: le banche spagnole hanno registrato un saldo negativo per 4,3 miliardi, quelle francesi per 11,7 miliardi e quelle tedesche per 7 miliardi. Gli istituti di credito italiani conservano invece il primato di acquisti netti per l’intero 2012 (92,4 miliardi contro il 46,5 miliardi delle spagnole e i 42,9 miliardi delle francesi), a conferma del ruolo fondamentale da esse esercitato a sostegno dei prezzi dei BTp. E la rinnovata fiducia per i titoli «periferici» europei è testimoniata anche da uno studio di Ing, che evidenzia come negli ultimi 4 mesi dell’anno i flussi netti diretti verso Spagna, Italia, Portogallo, Irlanda e Grecia siano stati pari a 93 miliardi.
Più in generale, i dati della Bce sulle controparti della massa monetaria M3 evidenziano a dicembre, oltre ai deflussi sui titoli di Stato, anche un minimo di assestamento sui depositi e sui finanziamenti delle banche: i primi tendono ad affluire di nuovo verso gli istituti iberici e greci dopo la «fuga» dell’estate, mentre la dinamica dei prestiti al settore privato resta debole (sono scesi dello 0,7% annuo dopo il -0,8% di novembre, segnando l’ottava contrazione consecutiva). Anche se su questi ultimi dati c’è da considerare l’impatto negativo per 54 miliardi del trasferimento dei finanziamenti delle banche spagnole alla «bad bank» di recente creazione.
Le banche italiane, dal canto loro, sono riuscite a fare il pieno di depositi (+3,7%), grazie soprattutto all’afflusso di denaro proveniente dalle famiglie (5,1 miliardi di euro nel solo mese di dicembre), compensato soltanto in parte dal calo dei depositi delle imprese (2,1 miliardi). Non accenna invece a migliorare il quadro dei finanziamenti ai privati: l’ammontare complessivo è in calo tanto per il credito alle famiglie (-600 milioni), quanto per quello alle imprese (3,4 miliardi). Nell’intero 2012 il «credit crunch» ha eroso lo stock dei prestiti dell’1,1% nei confronti delle famiglie e del 2,6% alle aziende.

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