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Banche italiane, focus sulla redditività

La bassa redditività rimane il tallone d’achille del sistema bancario italiano. Colpa, soprattutto, dei maxi-accantonamenti fatti dalle banche a fronte di prestiti problematici. Ma anche di un processo di efficientamento che non è ancora del tutto concluso. Eppure, in questo quadro ci sono banche che rimangono virtuose, e ai livelli top in Europa: si tratta di Intesa Sanpaolo e Iccrea. La fotografia arriva dal 20esimo rapporto della Fondazione Rosselli, che è stato presentato ieri a Milano dai curatori. Dal confronto tra le prime 20 banche italiane e 32 istituti europei di dimensione comparabili – di cui sono stati analizzati i bilanci compresi tra il 2009 e il 2013 – emerge infatti come solo queste due banche domestiche possano essere paragonate alle migliori in Europa – come Bbva, Santander, Credit Agricole – in termini di profittabilità. Merito di una migliore efficienza sui costi, una migliore qualità del portafoglio crediti e il maggiore livello di capitale.
Va detto che in questa prima parte del 2015 lo scenario appare più roseo per gli istituti italiani. «Quello attualeè il momento più positivo degli ultimi anni per le banche italiane sul fronte della redditività», spiega Giampio Bracchi, presidente della Fondazione Politecnico di Milano. Ma è illusorio, ha aggiunto Bracchi, pensare che possa tornare l’epoca degli utili facili. Soprattutto se si considera che il processo di riduzione di sportelli e dipendenti«non è stato ancora completato dalla maggioranza della banche».
Da parte sua Donato Masciandaro, direttore del dipartimento di economia politica dell’Università Bocconi di Milano, si è concentrato sul tema della supervisione bancaria. In un contesto in cui dalla Vigilanza giungono continui aggiornamenti di richieste patrimoniali, «sarebbe più efficace – ha spiegato – disegnare delle regole certe, con un calendario di applicazione» strutturato, così da dare maggiori certezze ai banchieri.
Il rapporto per la prima volta ha affrontato invece il tema della finanza comportamentale. Per Umberto Filotto, docente dell’università Tor Vergata di Roma, «l’approccio comportamentale può fornire indicazioni rilevanti ai policy makers» e per questo «si sta facendo strada a livello di regolazione e autorità» .
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