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Banche italiane, in crescita i prestiti a famiglie e imprese

Crescono i prestiti alle famiglie e alle imprese. È quanto emerge dalla fotografia dell’Abi (l’associazione bancaria italiana) che ieri ha pubblicato il consueto rapporto mensile. I dati di giugno indicano infatti un rialzo su base annua dell’1,5% (1.410 miliardi), includendo anche i prestiti bancari non rilevati nei bilanci degli istituti in quanto cartolarizzati. Nel dettaglio, il totale dei prestiti erogati a fine giugno a residenti in Italia (settore privato più amministrazioni pubbliche) si attesta a 1.805,5 miliardi, segnando una variazione annua di +0,9% (+0,7% il mese precedente). A fine 2007, spiega l’associazione nel report diffuso ieri, tali prestiti ammontavano a 1.673 miliardi e da allora a oggi hanno segnato un aumento in valore assoluto di 132,3 miliardi. L’Abi fornisce poi uno spaccato dei due segmenti riferito al mese di maggio: i prestiti alle imprese sono cresciuti dello 0,3% su base annua, mentre per le famiglie l’aumento è stato del 2,5 per cento.
Buone notizie arrivano poi anche dai mutui che, a maggio, chiarisce ancora il rapporto mensile dell’associazione presieduta da Antonio Patuelli, registrano un incremento del 2,5% rispetto a maggio 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento). Si conferma, quindi, la ripresa del mercato dei mutui, spiega l’Abi. Che sottolinea anche come, nel quarto trimestre del 2016, «il debito delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile sia rimasto pressoché invariato, al 61,7% mantenendosi ben al di sotto di quello medio dell’area Euro, pari al 95% circa alla fine di settembre».
A giugno, poi, i tassi di interesse sui prestiti alla clientela hanno toccato livelli molto bassi: il tasso medio si è attestato al 2,76% segnando di fatto il minimo storico (2,79% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007). Quanto al tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni, l’asticella si è fermata al 2,10% a fronte del 2,12% di maggio e del 5,72% di fine 2007. Sul totale delle nuove erogazioni di mutui, precisa l’associazione, i due terzi sono collegati a un tasso fisso. Quanto ai finanziamenti alle imprese, il tasso medio risulta pari a 1,61% (era 1,60% a maggio e 5,48% a fine 2007).
Anche sul lato istituti, non mancano i segnali positivi, a cominciare dal livello della raccolta bancaria da clientela residente: 1.708,3 miliardi a giugno (che si confronta con 1.549 miliardi raggiunti prima dell’inizio della crisi). Di questi, 1.024,5 miliardi sono depositi da clientela (+370 miliardi dalla fine del 2007 a oggi) e 524,5 miliardi di obbligazioni (-210,8 miliardi dal 2007). Bene anche il dato sulle sofferenze nette: a maggio sono scese a 76,5 miliardi di euro, in riduzione sia rispetto ai 77,4 miliardi del mese precedente (avendo toccato il valore più basso da maggio 2014) sia rispetto al livello di dicembre 2016 (86,8 miliardi). In particolare, stima l’Abi, rispetto al picco di 89 miliardi fatto segnare a novembre 2015, si registra una riduzione delle sofferenze nette di quasi il 14 per cento. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è ridotto così al 4,38% a maggio (era 4,89% a fine 2016).
Sempre ieri, poi, è stata pubblicata anche l’indagine sul credito bancario di Bankitalia nell’ambito del tradizionale “Bank lending survey” della Bce. Dal documento emerge che, nel secondo trimestre 2017, i criteri di offerta sui prestiti sia alle imprese che alle famiglie hanno registrato un lieve allentamento «che ha principalmente riflesso l’impatto della pressione concorrenziale sul settore bancario». Per il trimestre in corso, gli istituti – all’indagine hanno partecipato dieci tra i principali gruppi bancari italiani – si attendono criteri di offerta leggermente meno favorevoli per le imprese e un ulteriore allentamento per le famiglie. Quanto alla domanda di prestiti, si registra un lieve incremento: questa, precisa Palazzo Koch, «continuerebbe a espandersi moderatamente anche nel trimestre in corso».

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